Nati a Ravenna nel 2010, i Void of Sleep creano un amalgama cosmico di sludge rock progressivo in cui ritmi epici si fondono con breakdown doom dal basso potente, tempi complessi e psichedelia.
Ad ottobre del 2025 è uscito il loro quarto album che s’intitola ‘The Abyss into which We All Have to Stare‘, e si propone come un tuffo consapevole nell’abisso del nichilismo più estremo e disperato dei nostri tempi. Una discesa oscura verso un destino che diventa sempre più tangibile: un viaggio nella psiche e nel terrore viscerale di coloro che non riescono più a intravedere un futuro, avendo perso ogni senso della verità e delle proprie azioni.
L’album si presenta con una breve intro che ricorda lo stile degli Opeth più oscuri e progressivi. ‘Dark Gift‘ è composta da Inquietanti parti di tastiere, che ricordano i migliori film horror italiani degli anni 70 , le quali ci trasportano in atmosfere decisamente tenebrose e che ci portano a gustare la seguente ‘Omens from Nothingness‘. Synth oscuri e tetri accompagnano dolci voci femminili e bellissimi arpeggi di chitarra che, con notevoli progressioni musicali, si evolvono in un progressive metal dalle tinte malinconiche e piene di momenti che sembrano prendere, con grande capacit , dal miglior dark sound anni 80 (Dead Can Dance). I massicci riff di chitarre, assieme alle intense linee vocali del vocalist, ricordano le migliori band del genere (i già citati Opeth ma anche gli Anekdoten) ma, allo stesso tempo, dimostrano grande fantasia compositiva ed originalità. Le atmosfere malsane, in alcuni momenti, ricordano anche gli ultimi Nevermore. La sezione ritmica svolge un ruolo di primo piano e dimostra di saper condurre il gioco. Il lavoro del batterista è di alto livello e permette di creare grandissime variazioni all’interno del brano. La capacità tecnica della band è decisamente notevole; infatti, i momenti più metallici sono ben inseriti nelle parti più progressive ed oscure. Un brano decisamente notevole che colpisce nel segno. I nostri dimostrano una grandissima varietà musicale che ricorda le migliori band a livello internazionale.
‘Misfortune Teller‘ prende vita da riff veramente tetri, metallici e decisamente corposi. Il sound progressivo e quello più moderno riescono ad amalgamarsi e, con un grande lavoro di gruppo, si vengono a creare degli stati d’animo dove angoscia e nostalgia s’incontrato con situazioni più heavy e cupe. Bravo il Singer che, all’interno dei vari cambi di atmosfera, riesce a creare linee vocali che ben si adattano alle varie situazioni. Al quarto minuto si crea un breve momento (decisamente bello!) dove basso e tastiera s’incontrano per un piccolo momento che serve a creare la bellissima coda finale del brano dove riff stoppati di chitarra incontrano una bella effettistica creata dalle tastiere.
‘Lullaby of Woe‘ prende vita da una notevole intro strumentale dove tastiere e sezione ritmica, che deve, molto al sound dei Goblin, creano il perfetto tappeto sonoro per le chitarre che, anche grazie al grande lavoro in studio, emergono come non mai! Il sound è quello del miglior prog metal ma accompagnato da oscure linee vocali e da momenti che sembrano provenire da racconti lovecraftiani. I malefici arpeggi delle chitarre permettono al vocalist di creare dei bei momenti dove intensità ed oscurità vanno a braccetto. Uno dei migliori brani del disco! Ottima song ed ottima qualità del sound e del lavoro in studio. A metà del brano è presente una bellissima parte dove arpeggi psichedelici s’incontrano con tastiere che sembrano provenire dalle migliori band del genere. Un misto tra Ummagamma e i migliori Bauhaus.
Malinconici, quasi autunnali, arpeggi di chitarra introducono l’ottimo gotich/prog metal di ‘From An Unborn Mother‘. Il miglior sound progressivo si unisce al grande sound che ha ispirato il miglior dark sound degli anni 90; infatti notevoli sono le influenze dei Paradise Lost. La sezione ritmica, soprattutto nelle parti più cadenzate, spinge creando atmosfere decisamente tetre. Le tastiere, accompagnate da precise linee di chitarra, creano degli ottimi tappeti sonori che rendono il sound decisamente ispirato ed inquietante. Il finale è da brividi ! Ritmiche di chitarra vengono accompagnati da un solo decisamente psichedelico e da synth che ricordano le migliori band prog metal svedesi.
Ottima ‘Phantoms of Nihil‘ che risulta veramente originale. L’incedere ricorda i King Crimson più metallici mentre le belle melodie, creata dalle ottime chitarre e dalle belle linee vocali del Singer, sembrano prendere spunto dalla scena nordica. Gli incastri tra parti più melodiche a quelle più dure sono ottimamente incastrate in un’ottima struttura musicale. Brano che ricorda il sound della band di Mikael Åkerfeldt. Brano dotato di grande fascino.
A chiudere l’interessante e notevole ‘Of A Demon in my view‘. Song decisamente riuscita e caratterizzata anche da influenze che ricordano il miglior rock/alternative degli anni 90; infatti, in alcuni punti, sembra di sentire gli Alice in Chains più oscuri e decadenti. Ottima l’introduzione delle chitarre che, accompagnate dalle tastiere, creano un bellissimo inizio che permette al brano di evolversi in sonorità psichedeliche, sognanti ma anche decisamente grintose! Il cantato del Singer è decisamente malinconico, rabbioso e decisamente funzionale al sound complessivo del brano. L’ottima registrazione permette di poter gustare il lavoro dei singoli musicisti che, con grande ispirazione, creano un finale da brividi.
Un disco decisamente notevole che riesce a coniugare dell’ottimo progressive metal ma dotato d’influenze variegate e decisamente gradevoli. Un album da ascoltare e da riascoltare più volte !
Domenico Stargazer
Tracklist :
- Dark Gift
- Omens from Nothingness
- Misfortune Teller
- Lullaby of Woe
- From an Unborn Mother
- Phantoms of Nihil
- Of A Demon in my view
- Anno: 2025
- Etichetta: Aural Music
- Genere: Progressive Sludge
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