Gli Heart From Rage vedono i loro natali nel 2022 arrivando entro l’anno successivo a consolidare la line up ed iniziare l’attività live. I primi singoli cominciano ad uscire nel dicembre 2024 e l’anno successivo viene rilasciato l’EP di debutto, “In The Hollows Of Your Eyes”.
Nonostante il breve arco formativo, in termini di ensemble, non è dato conoscere i pregressi dei vari elementi, gli Heart From Rage si presentano con una proposta sonora piuttosto ben definita ed un songwriting solido ed efficace, proponendo un death metal melodico, venato di sfumature blackened e che non disdegna l’incursione in ambiti più modernisti (deathcore/slam) pur mantenendo i piedi ben saldi nel thrash più tecnico se non addirittura nel classic metal.

Fin dall’opener e titletrack “Heart From Rage”, la loro musica evidenzia infatti un sincretismo musicale in cui suggestioni blackened death, che riportano all’approccio compatto e secco dei polacchi Hate piuttosto che quello dei più blasonati epigoni Behemoth, vagamente contaminato con disarmonie tipiche degli austriaci Belphegor, sono giustapposte a correnti meno “suggestive” del metal estremo. Nel caso di questa traccia prende presto piede un approccio del riffing in chiave technical death, per quanto accompagnato da un rullante in battere che lo irruvidisce e anticipa l’approdare ad un breakdown tipico dello slamcore. Le scelte di produzione, improntate ad una robusta nitidezza, tendono infatti a svuotare di oscurità i frangenti in cui il riferimento stilistico guarda al black metal, pur nella sua accezione più orientata alla melodia. Gli arrangiamenti strumentali sotto la sezione solista si aprono invece ad un melodic death metal che per atmosfere spinge quasi verso un metal di stampo classico.

La successiva “Hatred’s Ascendance” viene introdotta da un arioso frammento arabeggiante che viene poi contrapposto ad un giro di pianoforte nello stile della theme track de “L’esorcista”. Non stupisce quindi la sua rilettura in termini di technical thrash metal, evocando i primi Death Angel. Il riffing si pone a seguire in bilico tra un’impostazione tech death e piglio hard rock, per capirci, un po’ quello che fecero i Dissection in “Reinkaos” arrivandoci da tutt’altra direzione. Lavorando a livello di songwriting seguendo i sentieri del deathcore, di cui a tratti riprendono alcuni canoni stilistici, ovvero giustapponendo per contrasto sezioni profondamente diverse dal punto di vista dell’intensità batteristica e del riffing, gli Heart From Rage costruiscono sequenze efficaci e di immediata presa. Non dimenticando di offrire all’ascoltatore riprese di temi appena accennati nell’apertura dei pezzi. È il caso della sezione arabeggiante che offre il momento di breakdown centrale e sulla quale viene accennato un arrangiamento più corposo atto a supportare le vocals. La seconda sezione della traccia apparentemente riprende “da capo” (come si legge negli spartiti classici). In realtà si sofferma nell’arrangiare i due pattern più catchy: da un lato si riprende il riffing technical death/hard rock sviluppandone un’interpretazione in twin guitars, dall’altro si dà finalmente spazio alla sezione arabeggiante, pienamente sostenuta da tutti gli strumenti e graziata di una modulazione armonica.

“Father” ci accoglie con un tema d’archi cinematografico che viene ripreso e modulato dalle chitarre e poi raddoppiato dai sinth, sviluppando atmosfere melodic black metal, dal carattere più epicamente viking che maligno, su cui si staglia egregiamente lo scream del vocalist che, approfitto del momento per dirlo, si muove molto bene anche nei registri growl e yell e indulge a tratti in contributi recitati/parlati intesi ad innalzare il livello di drammaticità delle tracce. Seguendo lo stesso schema di modulazione armonica, gli Heart From Rage si spostano su ambiti technical thrash/death metal che, a mio avviso, sono la matrice fondativa della loro proposta musicale. Non fosse altro perché ospitano le strofe del cantato. L’immancabile apertura centrale riserva qui un’apertura a soluzioni dark wave. La ripresa “a capo” viene eseguita introducendo dei guizzi interessanti, come la progressione neoclassica che rammenta l’approccio dei Kalmah al black metal, cui si contrappone la brutalità di un breakdown slamcore a supporto di un raddoppio di vocals yell ruaco/ scream isterico e schizzato. La ripresa in elettrico del tema iniziale d’archi rivela un sapore più medio-orientale che, a questo punto, più che un vezzo, potrebbe risultare un canone dell’arsenale degli Heart From Rage.

Chiude la tracklist “The Darkest Chain” che ritorna sul blackened death di stampo polacco, ricordando nei frangenti in blast il tiro dei Behemoth era “Satanica” mentre nel frangente rallentato successivo, dominato da un arpeggio in clean e il gioco di raddoppio dello scream con voce pulita, si avvicina ad atmosfere che rimandano a “Thelema.6”. Curiosamente, ma non troppo, questi contributi sono inframmezzati da sezioni che riportano in un ambito black metal in bilico tra Cradle Of Filth e Necrophobic. La conclusione della traccia è affidata ad una sezione retta da un ostinato di archi e un dilatato tema di sinth che introduce ad un contributo di solista decisamente lirico supportato da una sezione strumentale di gusto settantiano e cinematico.

In conclusione non si può che accogliere favorevolmente questa prova, con la convinzione che gli Heart From Rage riusciranno a sviluppare e consolidare la loro tendenza alla contaminazione mantenendo comunque la proposta coesa e mai “arbitraria”. Il loro gusto per la melodia e un’attitudine a suo modo fresca e catchy riuscirà sicuramente a tenere a bada il gusto per il contrappunto stilistico e allo stesso tempo, sul versante opposto, a sviluppare trame più articolate e ricercate, sia in termini di songwriting che di arrangiamenti.

 

Samaang Ruinees

 

Tracklist:

  1. Heart From Rage
  2. Hatred’s Ascendance
  3. Father
  4. The Darkest Chain
  • Anno: 2025
  • Etichetta: Autoprodotto
  • Genere: Melodic Blackened Death Metal

 

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Autore

  • classe 1970, dopo aver fatto studi musicali classici scopro a 15 anni il metal. a 17 anni il mio primo progetto (incubo - thrashgrind), poi evolutosi in thrash tecnico con gli insania (1989-1997) e infine in death-thrash con insania.11 (2008-attivo).
    prediligo negli ascolti death e black ma ho avuto trascorsi felici con la dark wave e l'industrial.
    appassionato di film e narrativa horror, ho all'attivo un romanzo pubblicato e la partecipazione con dei racconti ad un paio di antologie.

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