Quello che ora è uno studio-project gestito da due persone, tre decenni fa era una thrash band al completo, le cui gesta restano ad oggi testimoniate solamente in formato demo. I “superstiti” Ethrum (chitarra) e Samaang (tutto il resto) hanno pensato e costruito per gli Insania.11 un intero universo immaginario, che fa da contesto e scenario alle complesse e affascinanti narrazioni sviluppate nel concept dei testi: una sorta di mondo distopico i cui l’unico modo per evincersi dall’alienazione pare consista nel trovare rifugio in paradisi artificiali, mondi aldilà in cui si scioglie il concetto stesso di realtà, in una girandola di “mondi prigione” di matrice gnostica.
Insomma, un minestrone infernale di disagio esistenziale e pessimismo cosmico, che frastorna l’ascoltatore travolgendolo con una valanga di parole. Nonostante la lingua parlata sia l’italiano, la comprensione delle singole frasi risulta davvero ostica, considerata la scelta inusuale di Samaang in merito ad un growl attorcigliato, viscerale e convulso, che arrotola nella gola ogni parola, omogeneizzandola in un unico calderone ribollente. Non aiutano neppure le composizioni a dare una bussola al povero ascoltatore, che si trova a confrontarsi con 12 composizioni (alcune di minutaggio importante) intricate e claustrofobiche, dove i riff si aggrovigliano in una fitta rete di trilli, armonici, chugga chugga groove, armonizzazioni spigolose e nervature oblique e nodose, di cui vi sfido a ricordare un solo passaggio.
Ciò che però rende l’ascolto veramente pesante, stancante e difficile (al netto delle intenzioni ansiogene del duo) è la batteria programmata: non solo i timbri e le dinamiche, nella loro ossessiva ripetitività, saturano rapidamente le orecchie, ma pare scritta col preciso intento di scardinare ogni possibilità di orientamento all’interno di questo labirinto oscuro, in cui tutto cambia di continuo e tutto sembra uguale.
Va da sé che questa sensazione di disagio rispecchia perfettamente le atmosfere soffocanti e oppressive dell’intero universo diegetico della band, realizzando una intenzionale e pregevole coerenza tra forma e contenuto.
Inoltre, date proprio le peculiarità degli arrangiamenti e soprattutto delle parti vocali, vi basterà un solo ascolto per rendere gli Insania.11 perfettamente riconoscibili nella selva di uscite attuali. E nel 2026 avere un suono unico non è poca roba.
Io, ve lo confesso candidamente, ho trovato veramente indigesto questo album, ma non posso non riconoscerne l’originalità e la personalità, oltre ad un oggettivo grande lavoro di visionaria costruzione di un proprio cosmo di riferimento. Volevo provare a scrivere in dettaglio qualcosa di più sulle singole tracce, ma ogni volta mi perdo nell’incapacità di distinguerle, superati i brevi passaggi più rarefatti o ambientali. Provate a skippare a caso, come se aveste la testina del giradischi in mano, tra una traccia e l’altra: sarete sorpresi dell’omogeneità risultante! Non dico che potremmo frullare tra loro i brani e ricomporli in maniera casuale senza che nessuno se ne possa accorgere, anzi, sono sicuro che per gli autori ogni cosa abbia un senso, una posizione e una giustificazione: sono io che non vedo il codice della matrice. Sono certo che ci sia un sistema per decifrare questo oscuro mosaico, ma sappiate che, se vorrete trovarlo, non vi basterà qualche ascolto distratto: dovrete immergervi completamente nella tana del coniglio. Del resto, lo avrei dovuto capire dal logo, che l’intento dei due ragazzi è di spiazzarci, confonderci e farci pensare.
È un disco molto esigente con l’ascoltatore, che viene sfidato alla complessità. E, si sa, quando si entra in un labirinto, si accetta anche la possibilità di potersi perdere.
Ricordo però che “Mondo Kon” è una vera mazzata e che “Cane Nero” spicca per i vocalizzi della parte introduttiva. “La Fanciulla E Il Lago” si fa riconoscere grazie alle sezioni arpeggiate, mentre un intrico di rovi disegnati dalle chitarre, perennemente impegnate in puntuti fraseggi armonizzati, vi avvinghierà le orecchie.
Segnalo inoltre che il libretto è molto curato e ricco di suggestive immagini che, per quanto generate con AI, aiutano a dare forma agli incubi descritti nei testi.
Se avete voglia di tuffarvi in un gomitolo di abissi, qui dentro vi troverete a vostro agio.
Marcello M
Tracklist:
- Il Diavolo Di Venerdì
- Abyssus
- Il Sentiero Degli Angeli
- Dimensione Massacro
- Cane Nero
- La Fanciulla E Il Lago
- Ignite
- Mondo Kon
- Le Tessitrici Di Duum
- Il Mondo Aldilà
- Gelido Vento
- Anagrafe Di Sangue
- Anno: 2025
- Etichetta: Autoprodotto
- Genere: dystopic death metal
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