Foreste nere, sentieri sconfinati protesi verso un orizzonte tetro e misterioso, una leggera nebbia ad avvolgere le radici di alberi immensi, fino a perdersi nel buio della notte. Sento del male, ma mi fa stare bene.

Tutto questo andrebbe raccontato nel finale della recensione, ma, davanti a un’ambientazione del genere, non potevo fare a meno di entrarci subito e rimanerci il più possibile, immerso nelle atmosfere evocate dai MEK NA VER. Complici i membri storici degli Opera IX, questo secondo disco, “Noctivaga”, acquista una maestosità capace di racchiudere tutto ciò che di esoterico e coinvolgente si possa desiderare.

L’esperienza prende il via con “Silenzio d’Incanto e Fiele” ed è subito avvolgente, tenebrosa, ma al tempo stesso rassicurante: un intro a tutti gli effetti, l’anticamera dell’inferno, dove le sonorità melodiche danno vita a un ambient black metal cupo e suggestivo.

Il purgatorio non tarda ad arrivare con “Strix – Elegia Lunae”. Qui cominciamo ad assaporare quel black metal classico che tanto amo (chiedo scusa, forse nel contesto non è proprio il sentimento più appropriato). Il pezzo parte semplice e delicato, per poi catapultarci senza preavviso nella sua parte più feroce: un alternarsi di riff serrati e cori epici, fino a chiudere il cerchio riprendendo la stessa apertura con cui tutto aveva avuto inizio.

Dipsas Dianara ci delizia con la sua voce clean in “Strige – Altar of Unspoken Vows”, portando un senso di beatitudine all’interno di un brano emotivamente complesso e ricco di sfumature. Se nel pezzo precedente ci trovavamo ancora nel purgatorio, con “Strige” cominciamo ormai a sentire sulla pelle l’ardere degli inferi.

“Strigae – Canticum Nihilitatis” non lascia respiro: ormai siamo dentro e non c’è più scampo. La batteria mitraglia e scandisce il passo, mentre prendono definitivamente forma le sonorità destinate ad accompagnarci lungo il resto del cammino.

Figure simili a vampiri ci aprono definitivamente le porte dell’inferno: “Strigoi – In Nihilum” fa male, graffia e non dà tregua. Solo a metà del percorso concede un attimo di respiro, ma non bisogna adagiarsi, perché nel giro di poco torna a picchiare duro, rimanendo saldamente ancorato a un puro melodic black metal.

Il featuring di Federico Sanna alle voci porta con sé una sensazione di ripresa. In “Ascensio Astrae” sembra di riuscire a intravedere la luce, ma è soltanto una falsa speranza: da questo disco non si esce sereni. Al contrario, viene da desiderare che le tenebre possano permanere per sempre. Se i MEK NA VER volevano descrivere un regno invisibile e astrale in cui dimorare con le proprie emozioni più profonde, direi che ci sono riusciti.

Il portale si chiude con “Sabbat – Vespera Ultima”, un brano deciso e bello carico, capace di riassumere quello che per me è stato un vero e proprio viaggio. Con il passare dei secondi il pezzo sfuma lentamente, lasciandoci immersi nelle classiche sonorità e ambientazioni nordiche di un black metal puro.

Ho scelto volutamente di non addentrarmi nei tecnicismi della composizione, perché credo che farlo avrebbe tolto qualcosa a un lavoro che, prima di essere analizzato, va vissuto e ascoltato per ciò che riesce a trasmettere. I MEK NA VER mi hanno fatto entrare nel loro mondo e, una volta chiuso il portale, ciò che rimane è la strana percezione di aver attraversato qualcosa di sinistro senza averne mai avuto davvero paura.

Forse perché, in fondo, da quell’oscurità non avevo poi così tanta voglia di uscire.

 

Roberto Avenoso

 

Tracklist:

1. Silenzio d’Incanto e Fiele
2. Strix – Elegia Lunae
3. Strige – Altar of Unspoken Vows
4. Strigae – Canticum Nihilitatis (il Canto del Nulla)
5. Strigoi – In Nihilum
6. Ascensio Astrae (tra le Stelle) [Feat. Federico Sanna alle voci]
7. Sabbat – Vespera Ultima

 

  • Anno: 2026
  • Etichetta: MASKED DEAD RECORDS
  • Genere: Black Metal

 

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