‘Orbital Kaos’ è l’esordio discografico del one-man project siciliano denominato Frostmorner; un lavoro breve ma ambizioso attorno alla collisione tra death metal, black metal, suggestioni cosmiche e immaginario Lovecraftiano.
L’assenza di forma del ‘Kaos’ di Mario, identità del progetto Frostmorner, investe un universo di di corpi celesti, divinità e mostruosità che continua a ruotare senza mai trovare una vera soluzione. L’estremismo (sonoro) rimane un denominatore comune agli 8 brani + intro che compongono l’album ma cercano di volta in volta di evitare traiettorie prevedibili.
L’introduzione “Pillars of Creation” è un autentico tuffo nel nucleo artistico del progetto che deflagra con “Necromorph” e le sue componenti biomeccaniche; un connubio di riffs death-industrial con atmosfere orrorifiche e brutali. Le dinamiche delle batterie triggerate purtroppo sono troppo massificate, ma le chitarre sono genuine e fortemente ispirate verso l’obiettivo artistico che Frostmorner si è prefisso. “Kronvs” rincara la dose di oppressione e di peculiarità compositiva riuscendo meglio ad amalgamare il sound; la parte lirica aumenta la portata del brano ma risulta un po’ troppo esterna al mix, quasi a coprire quello che sta sotto. Su “Demiurge” la componente atmosferica gioca un ruolo centrale, imponendo un andamento melodico altisonante; Frostmorner mantiene il brano dinamico e monumentale senza mai scadere nel ridondante. “Arra Agga Bandar” è legata a doppio nodo sia con l’approccio dei primi Nile e all’immaginario narrativo lovecraftiano. Un brano originale ed interessante, una sorta di un rituale blasfemo e antico che non risulta affatto derivativo. Anche nella successiva “Gorgone” si colgono le fonti d’ispirazione di Frostmorner ma la sua bravura è di non diventarne mai debitore, perché l’attitudine personale dell’artista emerge sempre; un brano che riprende tutti gli elementi positivi di ‘Orbital Kaos’ e li fa coesistere in perfetto equilibrio. “Claymore” non ha dei grandi picchi emotivi ma rimane coerente alle coordinate artistiche dell’album e alla distanza risulta essere uno dei momenti più riusciti che forniscono spessore a tutto l’album. “Eclipse” si sviluppa sulla dicotomia tra presenza e assenza; il suono stesso si espande e si comprime in toni cupi anche con transizioni repentine, talvolta senza un fondamento ritmico che riesca a contenere la straripante suggestione musicale. L’album si chiude con la title-track votata a ripercorrere tutto l’immaginario musicale proposto fa Frostmorner nel suo debutto. Il risultato viene raggiunto parzialmente perché all’abbondanza di idee e all’estro creativo dell’artista non sempre si accompagna una coerenza espressiva troppo definita.
‘Orbital Kaos’ è un debutto ambizioso, ma non completamente risolto. L’album tende talvolta ad accumulare elementi diversi senza riuscire sempre a integrarli in modo del tutto organico. L’idea di rappresentare il caos come una forza cosmica e strutturata è interessante, ma alcune soluzioni sembrano aggiunte più per ampliare il vocabolario sonoro che per una reale necessità compositiva. Indubbiamente come esordio è forte la volontà di mostrare le grandi potenzialità del progetto più che una esigenza espressiva maturata.
Piccole discontinuità non compromettono comunque un buon lavoro che sicuramente merita la nostra attenzione!
Four Arms
Titletrack:
- Pillars of Creation
- Necromorph
- Kronvs
- Demiurge
- Arra Agga Bandar
- Gorgone
- Claymore
- Eclipse
- Orbital Kaos
- Anno: 2026
- Etichetta: WormHoleDeath
- Genere: Blackened Atmospheric Death Metal
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