Gli Emortualis nascono nel 1989 come Hellriser e proseguono sotto questo monicker fino al 1993, per poi arrivare ad uno stop dovuto a cause di forza maggiore. Riprendono la loro attività nel 2014, rilasciando un EP nel 2016 ma questa seconda fase del gruppo si interrompe per la morte di uno dei membri fondatori. Non domi si rifondano nel 2022 arrivando finalmente a rilasciare nel 2025 il lavoro che vado a presentarvi: “La Fine Di Tutte Le Cose”, un concept in cui si affronta la caduta e la resurrezione dell’umanità. Concept che grazie alle ottime linee di cantato in italiano riusciamo ad apprezzare appieno.
Introdotta da una composizione retta da fraseggi di voce femminile che rimandano a certe atmosfere vocali dei Dead Can Dance, subito virate dal commento musicale dal vago sapore dodecafonico verso una sorta di marcia funebre, la prima traccia, “La Vera Rivoluzione”, ne sviluppa l’inquietudine affidandosi ad una cacofonia di lamenti femminili che si appoggiano su un’overtoure che ibrida atmosfere a la Necrophagia con ritmiche pulsanti tipiche di certo thrash tecnico primi anni 90. L’arrivo della strofa ci trascina in una sorta di groove-death fatto di chitarre grosse e gravi e un cantato roco che gioca sulle frequenze del growl ma, per metrica ed impostazione vocale, è più uno yell ultraribassato. Il ritornello sposta il tiro verso lidi hardcore. Si percepisce fin dalle prime battute che il death metal degli Emortualis affonda le proprie radici in un terreno carico di un humus differente. Sotto certi aspetti mi ha ricordato i Carnivore, sotto altri aspetti i primi Death, mentre per l’utilizzo del basso, anche dal punto di vista delle sonorità scelte, mi ha riportato a certe soluzioni dei Death Angel e dei Metal Church.
Senz’altro amano le intro atmosferiche gli Emortualis che in “Viscere Dall’Oltretomba” ci accolgono con bisbigli femminili intrecciati a gracidare di corvi, finché non sopraggiunge il ruggire di un cane infernale che lacera le carni. Le chitarre esordiscono con un riffing di chitarra carico di groove, un crossover tra Pantera ed Entombed, mentre le vocals declamano metriche quasi da filastrocca. Il cantato in italiano qui assume un andamento tipico di certe formazioni black metal nostrane, al netto della sezione strumentale che si prodiga in cromatismi tipici del primo brutal, giochi di accelerazione e rallentamento inclusi, a tratti sembra di sentire gli In Tormentata Quiete. Non manca il ritorno delle suggestioni HC nel “ritornello” in cui la voce assume un carattere più aspro per evolvere verso lidi proto-grind e approdare ad un mid tempo a la Samael.
Durante l’ascolto mi rendo conto che l’affollarsi di riferimenti così divergenti tra loro è segno di una marcata originalità degli Emortualis che, nonostante il variare delle “fonti di ispirazione” riescono a mantenere coese atmosfera e tensione. Ne trovo conferma subito in “La Parte Oscura” con il suo d-beat incalzante dal vago sapore Napalm Death che sfocia in un ritornello cadenzato dalle trascinanti linee vocali (che in sede live immagino cantate come un sol uomo dal pubblico). L’intervento in solo del basso sulle corde alte arriva a citare nientemeno che i CCCP con le sue linee mediorientali.
“Cani Con La Rabbia” ci riporta ad un thrash metal di stampo Metal Church su cui tornano le ispirate linee vocali femminili, che questa volta omaggiano la psichedelia dei Pink Floyd ma, anche, certe derive dark wave. Il risultato è un power ballad dall’alto impatto emotivo grazie allo stratificarsi dei temi melodici che, soprattutto nel commento circolare di sinth, evocano suggestioni folk mentre le linee di basso emergono con il loro peculiare tono timbrico metallico. La sezione a supporto del cantato esordisce con un incedere marziale sviluppandosi in un mid tempo che coniuga suggestioni death-brutal e black metal. Colpisce in questa traccia la contrapposizione tra le sezioni di intro-outro, caratterizzate da un’atmosferica raffinatezza, e il corpo centrale a sostegno del cantato imperioso e minaccioso che, ancora una volta, sembra appartenere più al panorama del migliore black metal cantato in italiano che al death metal. E tuttavia del death metal mantiene atmosfere e caratteristiche timbriche.
“Maledetto” introduce un approccio ritmico e di riffing in bilico tra suggestioni voivodiane e djent, mentre le vocals si trovano a giocare su due linee timbriche, ispessendo il growl verso lidi più guttural da un lato, coerentemente poggiate su una sezione decisamente death, e avvicinandosi ad una sorta di scream dall’altro che ben si sposa ad una deriva black metal con suggestioni atmosferiche supportato da cori di voci femminili. Molto interessante come gli Emortualis utilizzino questi cambi di canone mantenendo coesa la proposta. La cesura tra la sezione death e quella black metal arriva a citare alcune soluzioni di “prog acustico” alla Satriani mentre la ripresa death nel finale sembra sfociare con estrema naturalezza verso lidi più doomy.
L’intro di “Sangue Nero” evoca un’apocalissi zombie in ambiente urbano e ci regala delle citazioni di electrodark squisitamente romeriane. Nonostante l’impianto fondamentalmente thrash metal denunciato dalle strofe, con il cantato che oscilla tra suggestioni hardcore e digressioni brutal, si apprezza nella traccia l’introduzione di suggestioni black metal nel ritornello, esaltate dal riff circolare di solista che crea un apprezzabile senso di sospensione. La chiusura affidata ad un carillon su pad di sinth chiude perfettamente il cerchio con l’intro cinematografica.
L’incipit de la “La fine di tutte le cose” mette in risalto due elementi peculiari del sound degli Emortualis: un riff di basso decisamente di sapore thrash anni 90, teso e metallico, sostiene un vocalizzo femminile che, all’inizio, rammenta l’inciso di “I’m calling you” (Jevetta Steele in Bagdad Cafè) e, al contempo, certi canti berberi (nello sviluppo ricorda un film anni settanta che non riesco a far emergere dalla memoria). Al di là delle “citazioni alte” dell’introduzione, i cui temi peraltro si riaffacciano nello sviluppo intrecciandosi con il corpus del pezzo, questa traccia è decisamente importante per gli Emortualis che in essa tributano la propria resilienza e il proprio amore per il fare musica.
Se lo schema compositivo risulta abbastanza lineare nel suo costruire diverse gradazioni di tensione a partire da incipit sospesi, ripresi nella sezione centrale, l’impatto emotivo che ne consegue invece è frutto del perfetto bilanciamento tra la sezione strumentale improntata ad una sostanziosa “orecchiabilità” (secondo le diverse sfaccettature del genere) e l’autorevolezza del cantato che riesce sempre a farsi protagonista, tanto da farmi pensare a questa formazione come alfiere di un “cantautorato death/black”.
E spero che lo prendiate come un complimento.
Samaang Ruinees
Tracklist:
- Intro
- La Vera Rivoluzione
- Viscere Dall’oltretomba
- La Parte Oscura
- Cani Con La Rabbia
- Maledetto
- Sangue Nero
- La Fine Di Tutte Le Cose
- Anno: 2025
- Etichetta: The Spew Records/Punishment 18 records
- Genere: Death Metal
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