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Con questo secondo disco i romani PrototypeLAB confermano il proprio viaggio allargando i confini di un prog moderno, maturo, adulto, elegante e di grande raffinatezza. Con un immaginario grafico perfettamente in linea con quello sonoro e un’affascinante copertina a confezionare questo scrigno di memorabilia, “Unboxing Memories” (bellissimo titolo!) è un disco lento e scuro, ma mai asfissiante o claustrofobico. Le robustamente delicate architetture sonore vengono perforate da sempre interessanti assoli diagonali, mentre una sezione ritmica di gran classe impreziosisce riccamente un tessuto spesso, vellutato e denso.

Il furto di una bici nel cortile della scuola inaugura il brano di apertura “Vlad”, una tesa composizione che sembra una molla costantemente sotto pressione, che riesce a distendere il proprio potenziale nelle aperture melodiche e soliste, tra ritmiche punteggiate, rotelle che scattano e un’enfasi vocale che cresce fino ad una solennità declamatoria.

Dear Mad Master” ha un inizio meraviglioso e, pur essendo il brano più energico e movimentato del disco, gioca le proprie carte con la sicura parsimonia di un giocatore esperto, tra fraseggi e fughe progressive, uno strano ritornello e la voce del chitarrista Andrea Fenili che arrivano a gonfiarsi in un gridato aggressivo. Certo, Andrea non è forse il migliore dei cantanti, ma il suo timbro serio e partecipe ben si accompagna alle riflessioni esistenziali proposte.

I ricordi chiusi in una scatola di “In A Box” si raccontano con calma mentre il basso magistrale di Giulio Rimoli ricama con gusto e pulsante dinamismo un brano lento e intimista, cullato da tastiere morbide e variopinte, mentre la narrazione si rinforza con tinte quasi teatrali, con un finale strumentale garbatamente heavy.

Su “Red Fire” si ha una sensazione di potenza controllata, quasi frenata, centellinata, in un crescendo di intensità graduale ma mai esplosivo. Strofe tese e segmentate e un ritornello che fugge facili melodie ci consegnano un’altra composizione di non immediata assimilazione, di cui ricordiamo più il sapore che i dettagli.

Anche gli oltre otto minuti di “No time” indugiano su un andamento pacato e largo. Ci viene proposto un solo di sintetizzatore gradevolmente vintage, poi il pezzo procede con le sue strofe prive di fretta, riuscendo però in un ritornello emotivamente coinvolgente il cui il cantato armonizzato accentua con efficacia la potenza comunicativa. Assoli di chitarra (del mai banale Fabrizio Andreani) e sintetizzatore se la prendono comoda, come eleganti sauri giganti in una vasta savana.

Se da un titolo come “Maximum Emotional Expression” vi aspettate una potenza esplosiva, beh, dovrete rimodulare le aspettative verso una tensione magistralmente controllata, con le consuete melodie vocali poco incisive e incapaci di condensarsi in fraseggi memorabili. Bellissimo l’effetto stereofonico “corda tesa” che sentiamo riproposto più volte.

La strofa arpeggiata e soffusa di “War Picture”, con la batteria di Stuart Franzoni che punteggia con leggerezza ed eleganza ci porta placidamente ad una sezione distorta in cui la luce si incupisce, senza che i toni si drammatizzino troppo. Arriva l’assolo liberatorio a sciogliere la tensione e caricare il finale intenso e solenne, che conferma il mood malinconico del brano e del disco intero.

Poco più di un minuto per la conclusiva “Leo”, un bel gioco di chitarra acustica pizzicata tra delay e rimbombanti colpi di timpano.

Tanta capacità e maestria in questo disco che, tuttavia, potrebbe pure strapparvi qualche sbadiglio, per via delle umbratili e crepuscolari atmosfere e della latitanza di ganci melodici inesorabili. Un disco che pretende tempo e attenzione.

 

Marcello M

 

Tracklist:

  1. Vlad
  2. Dear Mad Master
  3. In A Box
  4. Red Fire
  5. No Time
  6. Maximum Emotional Expression
  7. War Picture
  8. Leo

 

  • Anno: 2025
  • Etichetta: Luminol Records
  • Genere: post prog Metal

 

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