Mi piacciono le persone con qualcosa da dire. E Riccardo Dal Prà, con questo suo progetto solista e il suo calderone di sonorità variegate, magari non ancora del tutto focalizzate, ma sempre suggestive, ne ha qualcuna.

Stimato professionista vicentino, non dimostra le sua età neppure musicalmente, proponendo con La Mare Nera (la Madre Nera, proprio lei!) un suono contemporaneo ma ricco di apparati radicali profondi, coagulato in brani compatti, su tempi medi, dalle strutture e dai riflessi vari e inaspettati. Come one man band, Riccardo fa uso di molti strumenti virtuali, ma in questo caso la batteria finta non mi ha dato il consueto senso di inappropriatezza, dato che risulta funzionale all’andamento e all’atmosfera dei pezzi. Su di essi spicca però la sua chitarra (con qualche corda più del consueto) e una voce che si esprime in tonalità e approcci diversi, gestendo sempre con competenza sia i rochi proclami delle sue liriche sia le armonie vocali più delicate, senza mai strafare, con garbo e consapevolezza.

Faccio fatica a descrivere lo stile (comunque abbastanza omogeneo) di questo progetto, dato che in esso convivono chitarristmo virtuosistico Metal, minimalismo elettronico, groove “core” e continui richiami a quell’alternative heavy rock di venti e trent’anni fa che non saprei neppure nominare precisamente, dato che all’epoca noi metallari lo snobbavamo perché non c’erano la doppia cassa e gli sleghi.

Andando direttamente alle canzoni, l’iniziale “Surfing Skull” ha un andamento cadenzato così accattivante che, pur poggiandosi su un riff lapalissiano, secondo me se fosse stato fatto uscire da un qualsiasi gruppo americano a cavallo tra anni novanta e duemila, sarebbe un classico. Il testo affronta l’amarezza del trovarsi pugnalati alle spalle da chi avrebbe dovuto occuparsi di noi ed è solo il primo di una serie di argomenti interessanti trattati in questo disco. Mi è sempre piaciuto il concetto del saper surfare sulle onde dei problemi e credo che questo pezzo ne restituisca l’idea.

Loop elettronici per il riff industrial di “The Biggest Mistake”, con un cantato intermittente che si articola su poche note mentre in sottofondo scorrazzano le chitarre soliste verso un cantilenante ritornello di sapore grunge. Sulla bellicosa “UNationsRiccardo sembra un Cronos ingentilito nelle strofe, per indossare una tuta da ginnastica nel gommoso ritornello dondolante, con tanto di frivoli “na na na” a spiazzarci ulteriormente prima della ripresa della cavalcata, che mette in discussione l’efficacia delle Nazioni Unite.

Mi è piaciuta anche “Deep Fake”, col suo affascinante crescendo da un’introduzione sospesa e sognante ad una danzereccia intensità in cui viene scandito lo slogan del ritornello. Possiamo qui apprezzare la voce di Riccardo nelle sue tessiture più dolci e il gusto melodico elegante e sobrio che alterna ai cantati meno musicali.

Pop Star Junkie” è un brano dalla base elettronica ballabile ma con venature malinconiche e amare, in una danza macabra, che viene rafforzata da brevi raffiche di chitarre. Entriamo in un’atmosfera assai più solare e distesa con “Shimmering Light”, in un galleggiamento cosmico all’interno di un nido intrecciato con chitarre morbide e sintetizzatori, per un brano liquido ma con la spina dorsale.

Ancora riflessioni sulla Morte con la serrata “Funeral Bell”, che vede una sinuosa melodia vocale serpeggiare sopra chitarre nervose e inquiete. Persiste lo stile declamatorio di brevi cluster vocali ripetuti, che alla fine è forse l’elemento allo stesso tempo più caratterizzante ma meno interessante del progetto. Anche se va riconosciuto che l’insistenza ipnotica di queste litanie ha una sua efficacia.

La composizione che ho preferito è “Neurodivergence”, che parla di atipicità in maniera intelligente e ci offre musicalmente il miglior risultato, cucendo insieme con maestria tutti gli aspetti migliori de La Mare Nera, tra riffing progressive, ritornelli post punk e soprattutto una seconda parte melodica “reality is fading…” che con le sue armonie irresistibili mi ha risvegliato atmosfere piacevolissimamente proiettate indietro nel tempo (Pretty Things?).

Si chiude con “The Wave”, che si avvicina ad un elettropop americano senza però rinunciare a iniezioni di chitarre prog Metal e sensazioni gothic wave.

Tutte le grafiche de La Mare Nera sono generate con intelligenza artificiale e, ci piaccia o no, sono un altro degli elementi della contemporaneità su cui Ricardo ci invita a riflettere.

Dato che arriviamo tardi a recensire questo album, nel frattempo è uscito (a fine gennaio) il singolo “Fomo”, che presumo affronti il tema dell’ansia sociale e che conferma l’approccio musicale adombrato finora, con riff massicci accompagnati da elettronica e voce insistita, ma anche le finezze melodiche che hanno reso interessante l’ascolto di “The Magnificence Of Nothing”.

Bravo Riccardo!

 

Marcello M

 

Tracklist:

  1. Surfing Skull
  2. The Biggest Mistake
  3. UNations
  4. Deep Fake
  5. Pop Star Junkie
  6. Shimmering Light
  7. Funeral Bell
  8. Neurodivergence
  9. The Wave
  • Anno: 2025
  • Etichetta: Autoprodotto
  • Genere: Alternative Metal

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