È un interessante progetto quello che lega tre amici dislocati tra Trento, Belluno e Amburgo in uno sfaccettato poliedro nero attraverso il quale osservare e interpretare la realtà, proiettandone i raggi diffratti in canzoni urgenti, nervose ed intense. 

Musicalmente, lo stile scelto spazia dal death, al black, all’avanguardia, mantenendo strutture snelle e tese, non disdegnando sia le canoniche e sempre efficaci sezioni strofa/ritornelllo, sia digressioni più creative.

La voce di Alvise (anche bassista) è un cantato gridato sporcato di growl che mantiene una perfetta intelligibilità e tenta di seguire pure un’ipotetica linea melodica, con un’intonazione distorta e fluttuante a volte un poco grottesca, ma che restituisce tutta la pressante necessità espressiva che sta alla base delle composizioni. Quello che appare evidente fin dal primo ascolto è proprio questo “bisogno di dire delle cose”. E di farlo in maniera chiara. Ogni canzone affronta infatti un argomento ben determinato, sviluppato in poche sentenze declamate con convinzione, proponendoci un punto di vista abbastanza assertivo e partigiano.

Dopo un paio di demo pubblicati in digitale, questo “Nessun Dogma” (titolo geniale!) si apre con “Terapia Panica”, un diretto riferimento all’affascinante attività di psicomagia di Jodorowsky che, dopo una cauta introduzione arpeggiata, ci assale con un riff seghettato e spigoloso che mi ha ricordato gli indimenticati Burst, anche in virtù dell’atipicità melodica obliqua del ritornello. Evidente, qui e nelle altre tracce, il sinergico lavoro tra le due chitarre di Carlo e G, ciascuna padrona di un canale stereofonico e colonna di un’architettura sonora dai pesi molto ben distribuiti, in equilibrata asimmetria. Essendo Le Ceneri un trio, avrete notato che manca un musicista: ahimè, il batterista. Se è vero che su questo disco la batteria “finta” ha l’aggressività, l’impeto e l’impatto di un tostapane, è anche vero che il suo incedere (comunque curato nell’arrangiamento) non disturba, lasciandoci anzi più risorse di attenzione da dedicare a riff e testi.

Lo scomodo tema del colonialismo culturale e della sua violenta e brutale imposizione è affrontato nella vibrante “Uccidi L’Indiano, Salva L’Uomo”, che per teatralità e organetto conclusivo sembra voler evocare i colossali Arcturus.

Più scattante e irrequieta la complessa “Etica Del Potere”, ispirata a “Q” dei futuri Wu Ming, tra fughe death Metal e un riffing frammentato e convulso.

È un attimo, e ci troviamo “A Un Passo Dal Baratro”, che alterna un approccio più classicamente death Metal (Morbid Angel?) alle consuete melodie di arpeggi e fraseggi inquietanti e disturbanti, in un continuo mutare che culmina nella spiazzante e drammatica apertura di sintetizzatori prima del gran finale, di grande intensità emotiva.

Il fatto che i testi e il cantato abbiano una grande preminenza nell’economia dei brani (e del mix) rende le composizioni immediatamente distinguibili ed identificabili fin dal primo ascolto.

L’Antica Folle Illusione Del Bene E Del Male”, nelle intenzioni del gruppo, vuole essere un intermezzo tra la prima parte del disco, che loro vedono come più vicino ad una scuola americana, e la seconda, più vicina a melodie e approccio europei. Personalmente non ho riscontrato questa dicotomia, notando però una maggiore consapevolezza  e capacità nelle stesure vocali in questi ultimi quattro pezzi, probabilmente di fattura più recente. Inoltre è ben più di un semplice brano strumentale di passaggio, rivelandosi una composizione raffinata che ospita pure un bell’assolo.

Accabadora” ne è il primo esempio ed è intrisa di pathos ed immagini suggestive, sia liriche che musicali, accompagnandoci nella Sardegna oscura con remissiva disposizione all’estremo passaggio.

Con “Il Corpo Di Cristo” e “Lo Sguardo Della Morte” mi è venuto da accostare Le Ceneri ai Malnàtt, per via dell’uso di frasi forti come slogan, nel primo caso, e dei versi di un poeta italiano novecentesco defunto, nella seconda, con effetti per certi versi sovrapponibili. Musicalmente abbiamo tappeti di blast beat e un ritornello dalla melodia fratturata e bieca per la disturbante “Il Corpo Di Cristo” e una sfrenata cavalcata per “Lo Sguardo Della Morte”, che si arresta in una radura desolata per inserire brani della poesia di PaveseVerrà La Morte E Avrà I Tuoi Occhi” in maniera analoga a quanto fatto dai colleghi bolognesi, ad esempio con il Montale di “Ho Sceso Dandoti Il Braccio”.

Estasi Della Tempesta” invece si riallaccia tematicamente alla natura e alla sua potenza distruttrice e rigeneratrice, costituendo un ipotetico collegamento con la bellissima opera di copertina (sì, è un dipinto di un pittore veneto, non una fotografia di foresta norvegese in fiamme).

Un gruppo con qualcosa da dire, che si sforza anche di farlo in maniera interessante: darete loro ascolto?

 

Marcello M

 

Tracklist:

  1. Terapia Panica
  2. Uccidi L’Indiano, Salva L’Uomo
  3. Etica Del Potere
  4. Ad Un Passo Dal Baratro
  5. L’Antica Folle Illusione Del Bene E Del Male
  6. Accabbadora
  7. Il Corpo Di Cristo
  8. Estasi Della Tempesta
  9. Lo Sguardo Della Morte
  • Anno: 2025
  • Etichetta: Autoprodotto
  • Genere: avant-garde Death/Black Metal

 

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