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Sublimazione‘ è un’autoproduzione che la band, Il segno del Comando, tramite la label Nadir Music, ha voluto realizzare per festeggiare il trentesimo anniversario di vita del progetto.
Non si tratta di un disco di inediti, ma di un live composto da pezzi già pubblicati, che è stato registrato durante il tour invernale della formazione (ai quali sono state aggiunte alcune bonus tracks prese da un concerto svoltosi in Olanda del 2022). Live decisamente interessante che, ascolto dopo ascolto, colpisce per la qualità dei suoni e per il sound che il gruppo musicale riesce a creare sul palco.

Dolci arpeggi di chitarra, accompagnati da un pianoforte che ricorda un po’ Chopin ma anche alcune soluzioni musicali dei Goblin, anticipano il ‘Domenicano Bianco‘. Song ispirata, come tutto il disco, dalla grandissima opera letteraria del grande Gustav Meyrink, è un insieme di emozioni dove il miglior progressive rock si tinge di atmosfere cupe, esoteriche e decisamente affascinanti. Questa versione, rispetto a quella da studio, possiede una bella carica che, dopo l’introduzione atmosferica, si scatena, grazie anche al lavoro della sezione ritmica, in un brano dotato di grande carica. Le chitarre, che si esprimono con grande tecnica e lavoro nei suoni, sono belle cariche, pungenti e precise. Il tappeto sonoro creato da quest’ultime e dalle tastiere permette l’arricchimento di un tappeto sonoro decisamente spedito, energico e permettono al cantante di esprimersi ottimamente. L’assolo di chitarra, accompagnato da un grande lavoro della sezione ritmica (basso + batteria), spezza il brano arricchendolo di grande enfasi. Le melodie sono decisamente riuscite e il lavoro della band è decisamente costruito da una grande sintonia musicale.

Sulla via della veglia‘ prende vita da synth oscuri e da ritmiche di batteria abbastanza cariche e spinte. Questa combinazione porta a spingere il basso e la chitarra alla formulazione di trame progressive rock dalla tendenza hard rock. Quasi metal. Seguono parti che, rispetto alla versione in studio, sono meno pulite e più distorte. Il sound si arricchisce di varie contaminazioni (hard rock, prog e dark sound) che sviluppano delle melodie decisamente tetre e accompagnate anche da un grandissimo lavoro della batteria. L’assolo delle chitarre sembra decisamente ispirato dal miglior hard rock/metal classico e gli stacchi della sezione ritmica permettono di dividere la song in due parti; una parte più prog/metal, che coincide con l’inizio e il finale) e una più melodica, quella cantata, e decisamente più progressiva. Bellissima versione! Molto decisa, grintosa e variegata. La band dimostra le sue capacità anche nelle situazioni dal vivo.

Nel labirinto spirituale’ (tratto da ‘L’incanto dello Zero‘) si presenta con dolci arpeggi di chitarra e da tastiere che ricordano atmosfere epiche degne del miglior progressive rock italiano degli anni 70. Le gradevoli melodie del Singer creano un grande insieme fatto di atmosfere rarefatte e pregne di emozioni che rimangono impresse in testa. Le atmosfere sono cupe ma non energiche, come il sound dei brani precedenti, e questo permette all’ascoltatore di assaporare la capacità della band di genovese di saper creare anche brani dal sapore antico. Bello l’assolo di chitarra che, con grande stile, emerge da questa grandissima composizione. I ritmi scanditi, lisergici e dalle tinte hard/progressive rock di ‘La bianca strada‘, ci portano in atmosfere rarefatte dove sezione ritmica e chitarra sviluppano una trama da film horror. La sezione ritmica dà i tempi e permette lo sviluppo di trame che ricordano moltissimo la band di Claudio Simonetti. Dalle melodie nate dal lavoro tra chitarra e tastiere prendono vita le ariose melodie del Singer, che anche rispetto alla versione in studio (‘Il Domenicano Bianco‘) riesce trovare una sua strada nell’interpretare la sua parte; infatti, l’energia vocale aiuta moltissimo il brano a prendere una via ancora più tetra ma, allo stesso tempo, rocciosa e bella energica. Notevole il lavoro di tutti il gruppo e del sound che fuoriesce da questo ottimo live album. Gl’incastri tra le parti più spedite e quelle più atmosferiche/horror creano un grande insieme di sonorità molto variegate. Bellissima la parte che sorregge l’assolo di chitarra che sembra prendere spunto anche dai Rush e, perché no’, dai Led Zeppelin più tastieristici. Altra notevole versione questa! Brano che, soprattutto in questa sede live, sembra emergere con tutte le sue variegate influenze.

Cosa dire della meravigliosa ‘La Taverna dell’Angelo‘? Grandissimo brano, tratto dall’album di debutto (un must da avere assolutamente). Bellissime le tastiere iniziali, che dal vivo riescono ad essere ancora più profonde, e le notevoli linee di basso che, grazie al livello compositivo e d’ispirazione, creano un brano assolutamente raffinato, creativo e che, chiudendo gli occhi e i propri pensieri, riesce a portare in vita la famosa scena dello sceneggiato RAI (Il Segno del Comando). Ascoltando questa versione live, sembra di poter rivivere la scena dove Ugo Pagliai (Lancelot Edward Forster) e Carla Gravina (Lucia) s’intrattengono, in attesa del pittore Marco Tagliaferri. Un sogno esoterico che si trasforma in musica. Grandissimo brano!

Si continua con il ripescaggio dei grandi classici con ‘Il Segno del Comando‘. Fantastico brano che, in questa versione, acquisisce una carica e una durezza che riesce ad incantare. Alla bellissima introduzione seguono metalliche linee di chitarra, seppur mantenendo la vena progressiva, che introducono magicamente le bellissime melodie vocali. Un brano che ha fatto la storia del dark sound italiano e che contiene al suo interno grandissimi momenti di tensione che ricordano sia il dark metal che la musica da colonna sonora anni 70. Magnifici i cambi di tempo della sezione ritmica che permettono alla band di esprimere una grandissima carica. Chiudendo gli occhi possiamo far riemergere alcuni momenti del grandissimo sceneggiato; dalla seduta spiritica fino al ritrovamento del messaggero di pietra. Bellissima versione che, come tutti gli altri brani, è caratterizzata da suoni veramente ottimi e decisamente bilanciati; infatti, ogni strumento ha il suo spazio e risulta funzionale al lavoro collettivo. Song leggendaria e dotata di grandissimo fascino!

Dopo la bella ‘Aseità‘, tratta da ‘L’incanto dello zero‘ e dotata di un’intro mostruosa di basso che ricorda i grandi del jazz rock/fusion, la vibrante ‘Il mio nome è menzogna‘ e ‘Missa Nigra‘. Due brani di altissimo livello dove la band sfodera una prestazione eccellente. Rispetto alle versioni da studio il sound è ancora più robusto e decisamente cinematografico. Entrambi i brani ricordano le migliori colonne sonore dei thriller italiani anni 70/80 (Libra in testa) e, in alcuni momenti, il miglior pro-rock italiano. Influenze hard rock, dark metal e jazz rock si uniscono per creare due brani intensi, cinematografici e pregni di tensione.

A chiudere la decisa ‘Il Calice dell’oblio‘. Ottimo brano che racchiude tutte le qualità delle composizioni della band genovese: sensazioni dark metal, momenti progressive rock e tecnica sopraffina.
Ottimo live che, soprattutto alle persone che non conoscono ancora la band, potrebbe essere uno sprono per andarli a vederli dal vivo.

 

Domenico Stargazer

 

 

Tracklist:

  1. Il Domenicano Bianco
  2. Sulla Via della Veglia
  3. Nel Labirinto Spirituale
  4. La Bianca Strada
  5. La Taverna dell’Angelo
  6. Il Segno del Comando
  7. Aseità
  8. Il mio nome è Menzogna
  9. Missa Nigra
  10. Il Calice dell’Oblio
  • Anno: 2025
  • Etichetta: Autoproduzione/Nadir Music
  • Genere: Progressive Rock/Dark

 

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