Attivi dal 2010, gli Elepharmers sono un trio stoner/heavy-psych proveniente dalla Sardegna, Italia. Le loro origini geografiche hanno influenzato sia il loro sound sia la loro immagine: pianure assolate e desolate, coste selvagge, misteriosi megaliti preistorici e antiche foreste. Pur radicati saldamente nel genere stoner, il loro DNA sonoro si ispira anche a metal, thrash, grunge e hard rock degli anni ’70, ’80 e ’90: il trio costruisce il proprio sound su potenti riff di chitarra downtuned, groove di batteria incisivi, linee vocali bluesy e chitarre soliste dall’approccio libero. Dopo il buon concept album intitolato ‘Lords of Galaxia‘, i nostri ritornano con un album ancora poi’ ispirato, convincente e dotato di brani molto diretti e dal sapore anni Settanta.
‘Western Wilderness‘ è un disco decisamente interessante poiché, anche rispetto alle opere precedenti, possiede brani molto vari , dal sapore sabbathiano e dotati di una produzione ancora più cristallina e che possiede il pregio di saper valorizzare il lavoro di gruppo.
‘The Underword‘ è un brano scoppiettante e che trasuda, fino al midollo, del vecchio sound dei mitici e leggendari Black Sabbath. Riff potenti e grintosi emergono, dopo una brevissima intro, con grande intensità così come la sezione ritmica prende il comando della situazione e permette alla band intera di costruire un brano di grande impatto e dotato di riuscitissime melodie che ricordano anche l’hard rock/stoner rock degli anni 90. Il sound, in alcuni tratti, sembra recuperare il sound del disco ‘Sabotage‘ e, giustamente, d’inserirci influenze che vanno dall’hard rock vecchio stampo fino a quello più moderno. Bravo il Singer a creare melodie d’impatto e che, in alcuni momenti, sembrano ricordare, con tutte le dovute proporzioni perché i timbri vocali sono diversi, alcune soluzioni musicali dei Wolfmother. Questo disco inizia con una composizione veramente dura ma che è capace di prendere dal sound odierno. Ottima apertura!!
L’inizio metallico, che ricorda il sound dei Judas Priest di fine anni 70, di ‘The Call of the Wind‘ introduce un brano frizzante e dotato anche di momenti più cupi che però creano un grande insieme di momenti; infatti, si passa da sonorità devote al metal classico a quelle più oscure e psichedeliche che ricordano le migliori band del periodo. La band è veramente in forma. Ognuno dei singoli componenti sfodera una bella prestazione e ciò permette al sound della band di colpire nel segno. Il momento tra l’assolo di chitarra (accompagnata da bellissimi effetti) e i cori creati dal cantante è degno di nota. Un bel Wha wha crea un sottofondo dove le melodie vocali riescono ad inserirsi con un grande lavoro. Brano affascinante che sa prendere i riff del miglior metal/hard rock anni 70 e coniugarlo con sonorità più psichedeliche e moderne. Brano che potrebbe piacere a tantissimi giovani che sono interessati a scoprire nuove band.
Le chitarre pulite e gli arpeggi di ‘Arcuenti‘, sempre accompagnati da effetti di tastiere veramente riusciti, creano una bellissima intro che sembra citare sia i grandissimi Rush come gli Alice in Chains di ‘Jar of flies/Sap‘. Il grandissimo lavoro tra chitarre e tastiere permette al cantante di creare melodie cupe, intense e decisamente ispirate dal sound complessivo. Magnifico l’assolo di chitarra, con un bellissimo chorus, e il lavoro effettuato con la sezione ritmica. Basso e batteria danno i tempi e lo fanno veramente bene. Uno dei migliori brani dell’intero disco! Grandissimo anche il lavoro in studio poiché si distinguono tutti gli strumenti. Tutto è bilanciato molto bene e il risultato è veramente notevole! Questo è un brano da riascoltare e riascoltare. Le aperture melodiche sono veramente belle!
‘Burning the Nest‘ è un brano granitico che possiede una carica che ricorda la magnifica ‘Holy in the sky‘ dei grandi Black Sabbath. La potenza della chitarra e della sezione ritmica, rese accattivanti anche grazie a una produzione veramente eccellente, introduce vorticose linee vocali (molto simili, come tonalità, a quelle del grande Ozzy) che rendono il brano veramente godibile. Una bella cavalcata metallica che ha il grande pregio di essere stata scritta negli anni migliori dell’hard rock anni 70. Belli gli stacchi della batteria che conduce il gioco, e del lavoro delle chitarre che ci riportano indietro nel tempo. L’assolo di chitarra accompagnato dal magnifico wha wha riesce a trasmetterci sensazioni veramente godibili. Composizione caratterizzata da una grande carica esplosiva. Ben fatto!
L’ispirazione stoner di ‘Dung Beetle‘ ci coinvolge in sonorità rocciose, robuste e dotate di atmosfere cupe e, allo stesso tempo, rock’n’roll. Belli i fraseggi e le armonizzazioni, che ricordano molto i grand Kyuss e Monster Magnet, così come gli stacchi più cadenzati. La buona produzione, come per tutto il disco, permette un buon livello di ascolto e di gradimento verso una song che sa prendere ispirazione dal miglior metal classico e dalla migliore music hard rock anni 90. La band, in questi tre minuti scarsi, possiede la capacità d’inserire più stili musicali all’interno del brano e il risultato è decisamente apprezzato. Gli Elepharmers, in merito al genere proposto, sono una band di altissimo livello.
‘Drifter‘ e ‘Blind‘ sono due grandissimi brani che sanno unire il miglior doom anni 80 (Pentagram e i Saint Vitus più granitici) al miglior stoner degli anni 90; infatti, soprattutto nella seconda song, si sentono echi dei migliori Corrosion on Conformity e Fu Manchu. I ritmi, in entrambe le composizioni, sono lenti, eternamente caratterizzati da un sound corposo che, grazie alle sezioni ritmiche, rende piacevole il sound delle chitarre e delle linee vocali del Singer. I riff doomeggianti di ‘Drifter‘ sono veramente ispirati e sembrano provenire da ‘Volume 4‘ dei Black Sabbath. Il susseguirsi di parti spedite aiutano il cantante nella creazione di linee melodie efficaci e ben memorizzabili. La parte centrale, con assoli di chitarra, è decisamente ispirata e, soprattutto per alcune cavalcate, sembra di riascoltare i Budgie più metal.
‘Blid‘, con grande originalità, racchiude elementi di buon hard rock/doom e di buon grunge; infatti, lo stile ricorda gli Alice in Chains dell’album omonimo. ‘Towers of Silence‘ è uno dei brani migliori del disco. Sia per qualità che per originalità. Cupi accordi di chitarra, caratterizzati da un bel chorus che ricorda gli Alice in Chains e i Soundgarden, introducono un bellissimo brano che sembra essere uscito dai migliori dischi rock/alternative anni 90. Le malinconiche linee vocali introducono rocciosi riff di chitarra che sembrano ispirarsi un po’ a Jerry Cantrell. Noi gradiamo tantissimo! Un brano variegato che, anche nei momenti diretti, sa entrare in testa grazie alle cupe ma ariose melodie. Ottimo il lavoro del bassista che, soprattutto nei momenti puliti, ricama trame musicale di buon livello. Il lavoro di gruppo è di altissimo livello.
A chiudere questo ottimo album, la psichedelica ‘Genna Serapis‘. Lisergico brano strumentale che, con grande ispirazione sa trarre lezione dai maestri dello stoner rock ma anche dalla migliore musica rock anni 60/70.
Gli Elepharmers ci regalano un altro disco di alto profilo. Album veramente notevole e da ascoltare tutto d’un fiato.
Domenico Stargazer
Tracklist:
- The Underworld
- The Call Of The Wild
- Arcuentu
- Burning The Nest
- Dung Beetle
- Drifter
- Blind
- Towers Of Silence
- Genna Serapis
- Anno: 2025
- Etichetta: Electric Valley Records
- Genere: Stoner/Doom
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