I Milanesi WAKE ARKANE tornano dopo oltre 10 anni di silenzio con un nuovo album intitolato “Awakenings“, dopo il buon lavoro “The Black Season” del 2012. Di quel quintetto restano poche briciole, ovvero il chitarrista Riccardo Rebughini ed il batterista Federico De Zani, ai quali viene a dare manforte Andrea Grumelli al basso e soprattutto il buon Michele Belli, in arte Mike Lunacy, al microfono. Lo ricordiamo bene, alla guida dei suoi Dark Lunacy, e anche qui il suo apporto è di sostanza.

Il lavoro in questione è stato presentato al pubblico il 15 Dicembre del 2023 in quel dello Slaughter Club di Milano.

La storia, che è musicata in dieci capitoli o canzoni, può essere compresa in parte dai testi delle canzoni nel booklet, ma il concetto sonoro emerge anche attraverso alcuni collage sonori e passaggi di parole. Riporto qui a seguito come la band descrive il concept dietro questo disco:

In un mondo distopico situato tra la vita e la morte, l’anima di un uomo della terra troverà la sua espiazione prima del ritorno in vita. Mr. Wake, il Signore della Guerra nel mondo, la mano con cui Dio stermina la razza umana, è in coma. Il suo viaggio nel Purgatorio comincia nel letto di una sala operatoria. Al suo risveglio, non sarà più lo stesso.

Il Purgatorio, un luogo popolato da anime che attendono l’espiazione dei propri peccati, incatenate alle colpe commesse in vita. Queste anime sono gli Smistatori di Speranze. Le speranze sono le preghiere dei vivi scritte nelle lettere che ciascuno smistatore riceve ogni giorno. Gli Smistatori osservano l’umanità per mezzo dei media, come radio e televisione. In base a quello che apprendono dai notiziari scelgono quali speranze realizzare. Lo scopo del loro lavoro è dirottare le speranze per favorire il potere malvagio che condurrà gli uomini al loro stesso sterminio. È un progetto divino per cancellare la razza umana, perché finita fuori dal controllo del suo Creatore.

Mr. Wake, colui che in vita fu il Signore della Guerra, adesso, nel Purgatorio, è uno Smistatore. Un’anima che, come tutte le altre, non ricorda il suo passato. Ma il suo corpo terreno è ancora in vita. Mr. Wake è in coma. Non si è ancora svegliato da un delicato intervento di trapianto di cuore. Mr.Wake non sa di essere ancora vivo e non sa dove si trova.

Venere e il Risveglio (Awakenings). Solo una forza straordinaria, quanto inaspettata, può riportare Mr. Wake in vita. Quella forza straordinaria è Venere. Come Mr. Wake, Venere è un’anima imprigionata tra la luce e le tenebre. Il loro incontro è dirompente, appassionato, travolgente, mortale. La loro unione è l’inizio del ritorno, la genesi di due tragici destini. Al suo risveglio Mr. Wake scopre di essere vivo grazie ad un trapianto di cuore. Un cuore strappato ad una vita di “razza inferiore”, ma perfetto per la sua guarigione. Perfetto, per permettere al Signore della Guerra di completare il suo folle progetto di dominio sugli Ultimi. Ma quell’organo non appartiene ad un “inferiore” qualunque. Il cuore che ora batte nel petto del Signore della Guerra un tempo batteva in quello di una ragazza che ha conosciuto e amato nel Purgatorio. È il cuore di Venere. Mr.Wake è divorato dal rimorso ed urla la sua disperazione. Il suo piano di sterminio sugli Ultimi non può proseguire, ma ancora non sa che per questo dovrà pagare un prezzo molto alto. Adesso il piano divino ha una falla“.

La produzione del disco è bella tosta ed è stata gestita dalla band stessa. Il mastering è stato eseguito da quel fenomeno di Dan Swanö negli studi Unisound, che, come al solito, fa un lavoro cristallino. Le chitarre escono alla grande, potenti ma non artefatte; la batteria non è mai indietro ma al contempo non prevale su nessuno. Per mio gusto avrei cercato di rendere le parti sussurrate più presenti, anche se non è facile e probabilmente avrebbero meno pathos.

Pathway” ci da il benvenuto, con un triste pianoforte e delle voci narranti ad intordurci nel vivo del lavoro, che trova in “The Eternal Return” l’esplosione di suoni distanti tra loro ma ottimamente gestiti ed amalgamati. Abbiamo chitarroni distorti, dal suono molto carico sui medi, taglienti, e un contrapposto di synth fururistici che per un attimo mi hanno portato alla mente i Dark Tranquillity del secondo corso, quello intrapreso da “Projector” per capirci. Ritmi in levare, voce bella presente, batteria molto varia, cori e le melodie tipiche del death melodico di stampo scandinavo, ma variato in maniera assai personale. “Puppets Know the Tears” apre con dei cori quasi gregoriani, un ritmo cadenzato che lascia subito la scena ad un’accellerazione davvero strepitosa. Mai banali i cambi di tonalità nelle voci, spezzano il giusto senza mai cadere nel ruffiano. C’è molto mestiere nella stesura dei pezzi, si cambia spesso registro e velocità. A metà canzone una sorta di reprise del tema iniziale davvero molto ben riuscito, mentre l’evocativa voce rabbiosa ci lancia in un solo di gran gusto.

Archi e atmosfere eteree aprono “Venere“, mentre la voce narrante in secondo piano si accompagna ad arpeggi melodici che sfociano in un mood bellissimo, triste, evocativo, a tratti struggente. La canzone prosegue su questo stile che si stacca decisamente dai canoni del death melodico più convenzionale, forse solo Peter Tagtgren nella storia del genere ha virato su questo incipit triste con molto stile. “My Coldest Land” è esattamente quello che avrei voluto adesso, dopo un filotto di tracce molto variegate ed evocative, ovvero una botta di death melodico nella più “ignorante” delle sue incarnazioni, con ritmi serrati, ritmiche tese, e un groove dove tutto è mirato a fare male, blast beats inclusi! Ma anche in questo caso nulla è fatto in modo banale, trovando la canzone una gran dose di aperture e cambi di tempo.

Waltz of Cypress” torna su lidi più oscuri ed evocativi, molto Opeth old school, il che non può che essere che un complimento. Personalmente questa canzone è una delle mie preferite dell’intero album, difficile definirne la moltitudine di colori che dipinge solo con le parole. “Dusk Embraces Me” è pianoforte e voce narrante, è lacrime che solcano il viso. Anche nel suo crescendo è sofferenza, è davvero un abbraccio crepuscolare, un brancolare tra cambi di tempo geniali e ritmi in continua evoluzione.

Alone Again” arriva in punta dei piedi, ricordando in più di un passaggio la maestosità acustica di “Face of Melinda“. Poi si sale, il pathos è il protagonista anche di questo brano. Siamo alla terzultima traccia e, per mio gusto personale, qualche sfuriata in più ci sarebbe stata nel contesto globale: le canzoni sono tutte mediamente lunghe, molto elaborate e ricche di sentimento, ma per me tende poi ad appiattirsi il tutto.

W.S.A” spezza in parte la tendenza, proponendosi bella tirata e grintosa nella parte iniziale e tornando a solcare i lidi del Pathos dalla metà in avanti. Un ticchettio sinistro apre la conclusiva “Awakenings“, dove la voce sussurrata ci porta verso un mid tempo davvero grintoso seppur sempre triste nel suo incidere. Il proseguo della canzone si avvita su cambi di ritmo e un cantato sofferto che si spalanca in cori puliti decisamente Opeth oriented. Tutto sfuma lontano, il viaggio giunge al termine e ci regala un ottimo lavoro decisamente sopra la media. La mia sensazione è che pezzi così lunghi, aventi tutti un incipit particolarmente “triste”, se mi è permesso il termine, tendono a appiattire un poco l’interesse durante l’ascolto.

 

 

Tracklist:

  1. Pathway
  2. The Eternal Return
  3. Puppets Know The Tears
  4. Venere
  5. My Coldest Land
  6. Walz Of Cypress
  7. Dusk Embraces Me
  8. Alone Again
  9. W. S. A.
  10. Awakening
  • Anno: 2023
  • Etichetta: Autoprodotto
  • Genere: Progressive – Melodic Death Metal

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