In occasione della recensione della loro più recente fatica, “We are Disobedience” scambiamo quattro chiacchere con Kosmos Reversum (Guitars, songwriting) e Lord Jotun (Bass, Vocals, keyboards, synth, songwriting), attivi con i Lilyum dal 2002 con la loro personale interpretazione del black metal che, con l’arrivo di Summum Algor (già con gli “Adversam”) dietro le pelli hanno esplorato una nuova dimensione di brutalità mantenendo intatta la propria peculiare personalità.

1. Anche se ho avuto modo di conoscervi con “Circle Of Ashes”, la vostra release del 2021, siete in attività dal 2002 e avete al vostro attivo, tra demo, EP e full-lenght, ben 14 lavori. Vi va di raccontare le vostre origini, le motivazioni che vi hanno spinto ad intraprendere il sentiero del black metal?

Kosmos Reversum: Ciao e grazie innanzitutto di questo spazio concessoci. In realtà nasciamo come tante band che negli anni Novanta e da adolescenti hanno iniziato a suonare e registrare demo per potersi esprimere e farsi conoscere quando la scena era in costante fermento ed era una vera scena. Quindi credo che le origini di tutti e tre risiedano nella semplice passione che mettiamo da circa trent’anni nella musica metal o “alternativa”.

2. Il significato del vostro monicker “Lylium”, ovvero “giglio”, fiore che rappresenta il candore, la purezza, rappresenta la tensione a ritrovare la “purezza” del messaggio originale del black metal, è una pura provocazione o c’è dell’altro?

Kosmos Reversum: I fiori rappresentano tante cose, tra le quali la purezza e il loro poter simboleggiare vita, morte, amore e altro ancora. Una delle tante rappresentazioni della natura che ha trovato impiego in varie situazioni della nostra vita e cultura. E’ quindi un monicker che rappresenta la purezza di intenti e sentimenti che abbiamo verso un’arte come la musica, soprattutto la nostra, che sgorga da sempre sincera e purissima, oltre che l’immenso rispetto che nutriamo verso quest’arte in generale. E’ anche una provocazione, e questo aspetto lo hai notato…Volevamo rappresentare l’Inferno delle nostre vite e di molti altri attraverso un monicker all’apparenza innocuo. Siamo stanchi di gente che si atteggia a “cattiva” a tutti i costi con monicker improponibili. Ci piacciono i contrasti e provocare domande in chi è capace di porsele.

3. Riallacciandomi alla domanda precedente… venite da Torino. Città legata all’occulto in senso lato e considerata vertice di un doppio triangolo magico, magia bianca con Praga e Lione, magia nera con Londra e San Francisco. Non ho avuto modo di leggere i vostri testi, l’occultismo fa parte del vostro messaggio o trattate altri temi?

Kosmos Reversum: Non direttamente. I Nostri testi parlano più di sentimenti negativi e sono raccontati con varie metafore. Ci piace raccontare la sofferenza della vita e anche sfociare spesso e volentieri nel tema della morte, sia vista come fine di tutto oppure come rinascita. Personalmente sono appassionato di cartomanzia e astrologia da quando sono bambino e altre scienze correlate, ma qui sto parlando solo per me. Spesso ho visto cose con largo anticipo e ho le prove tangibili che non tutto è legato alla “normalità” delle cose. Ci sono modi per vedere più lontano e per “sentire” alcuni segnali che l’Universo ci manda, ed entrare in sintonia con esso in vari modi. Chiamala sensitività se vuoi, e se non si crede a questo aspetto allora possiamo anche ignorare l’ululato di lupi e cani che cercano di veicolarci avvenimenti che stanno per accadere, per esempio. Quando ero bambino già soffrivo di attacchi d’ansia e tremori che presagivano eventi negativi che riguardavano persone a me molto vicine come famigliari o altro ancora. E ancora mi succede.
Lord Jotun: ovviamente da appassionati di black metal sentiamo molto vicine determinate tematiche e alcuni di noi le trattano direttamente in altri progetti (per esempio gli “In Corpore Mortis“, o gli “Infernal Angels” del nostro precedente vocalist Xes), ma il linea di massima l’oscurità dei Lilyum ha sempre avuto un taglio più introspettivo. La realtà che ci circonda offre molte più domande che risposte, e nei nostri testi mettiamo a nudo con onestà la nostra condizione esistenziale.

4. Leggo dal press-kit che non avete mai tenuto spettacoli live e sembrate collegare questa scelta ad un approccio “radicale” ai principi del black metal… aderite in questo senso al concetto di misantropica estraneità al genere umano o semplicemente volete preservare la vostra arte dal meccanismo di “intrattenimento” musicale?

Kosmos Reversum: Un po’ tutto questo, unito anche al fatto che la musica estrema in Italia non ha da tempo un vero pubblico. Parlando per me, poi, posso dirti che il black metal (o il death metal) lo vivo in maniera intensa e non trovo molti punti di contatto tra il suonare il metallo della morte dal vivo. Mi sembra un controsenso. Per me è tutto molto intimo e deve rimanere coerente al 100% col mio modo di pensare.
Lord Jotun: va anche detto che nel nostro caso esibirsi dal vivo vorrebbe dire ricorrere a turnisti esterni, perché ovviamente non siamo in grado di ricreare i nostri arrangiamenti esibendoci come trio, e la musica dei Lilyum mal si adatta all’utilizzo di basi o campionamenti. Questo presenta un ulteriore ostacolo di non poco conto a livello logistico.

5. Nel black metal gli studio-project sono generalmente associati alle one-man-band. Voi siete in formazione “quasi” completa. Dico quasi per via del “doppio ruolo” di Lord Jotun su basso e chitarra e, poi, non sono accreditati i sinth che utilizzate per completare la tessitura melodica delle composizioni. Fate esclusivamente lavoro in studio o in qualche modo avete una routine da band? E, per quanto al lavoro da studio, vi occupate voi di tutto o, definita una fase di composizione e arrangiamento, vi recate in studio per registrare?

Kosmos Reversum: Allora, nei nostri dischi i credits sono particolareggiati e ogni membro ha i suoi giusti riconoscimenti, compreso Lord Jotun, e ci mancherebbe altro! Come routine di registrazione solitamente agiamo come una band, perchè siamo questo in fondo. Io parto con i riff di base di chitarra e l’ossatura dei brani e poi gli altri cominciano un lungo e meticoloso lavoro di arrangiamento, arricchimento e ovviamente di registrazione dei loro strumenti. Nel caso dell’ultimo album abbiamo dato largo spazio al batterista Summum Algor, facendolo partire per primo con le parti di batteria, con giusto qualche indicazione sul tipo di pattern che avremmo preferito, ma di base lui ha agito in libertà. Successivamente siamo entrati in gioco io e Lord Jotun. Secondo me questo metodo ha funzionato molto bene e ci ha spinto oltre in termini di brutalità e tecnica. I brani sono più intensi in questo disco e l’approccio sembra quasi live. Comunque per la maggior parte dei nostri album abbiamo usato i nostri home studios, non ci rechiamo in studi esterni, ecco.
Lord Jotun: molto dipende anche dal tipo di album che abbiamo in mente di realizzare di volta in volta. In questo caso abbiamo puntato su un feeling molto grezzo e “live”, mentre per esempio “Crawling in the Past” è stato improntato sulla ricerca ossessiva di suoni e atmosfere particolari e ha portato all’estremo la nostra sperimentazione in fase di registrazione e mixaggio.

6. Sia in “Circle of Ashes” che in “We are Disobedience” la produzione mi sembra accuratamente studiata per mantenere quella “pasta low-fi” che conferisce maggiore atmosfera e malignità al prodotto finale, pur risultando piuttosto intelleggibile il lavoro e lasciando apprezzare i vari strumenti. Avete lavorato in analogico o, semplicemente, l’attuale questione delle produzioni digitali “di plastica” è legata più all’approccio/intento del musicista/produttore che non alla tecnologia utilizzata?

Kosmos Reversum: Parlando per me posso dirti che tutto è migliorabile e che col senno di poi nemmeno i nostri dischi migliori sono esenti da critiche a posteriori. Alcune scelte possono sembrare perfette a caldo, ma poi rivelarsi non proprio eccellenti quando esamini il tuo disco a mesi o anni di distanza. Detto questo, per me è importante avere un suono distinguibile, che non si accodi ad alcun trend e cerco di fare in modo di andare in questa direzione.
Lord Jotun: la tecnologia audio è uno strumento come un altro, e molto viene dettato dai gusti e dalle preferenze dell’artista. Sicuramente non amo in modo particolare produzioni troppo leccate nel metal estremo, ma la nostra priorità resta forgiare un’architettura sonora consona alla musica che presentiamo piuttosto che presentare una dichiarazione di intenti – per quello ci sono i nostri testi ed eventuali conversazioni come questa.

7. Per quanto gli ultimi due lavori risultino decisamente diversi tra loro, “Circle of Ashes” l’ho trovato più ispirato all’occult rock tardo ottantiano mentre “We Are Disobedience” vira nettamente verso un’aggressività death-metal, entrambi esprimono una personalità coerente dal punto di vista della costruzione di melodie su cui è impostato il riffing e un’attitudine old-school. Quali sono i vostri riferimenti cardine e in quale misura il vostro approccio compositivo si àncora al black metal? A mio parere siete piuttosto distanti dalla forma attuale del genere.

Kosmos Reversum: Sinceramente reputo il black e il death metal dei generi che debbano più esprimere dei sentimenti estremi e negativi e quindi faccio fatica ad ingabbiarli in uno stile preconfezionato. E’ più un fatto di cosa riesci a trasmettere piuttosto che il partire con l’idea di voler suonare questi generi secondo dei canoni triti e ritriti, o magari cercare di suonare come una determinata band. Se parti da presupposti come questi hai perso in partenza, il tuo prodotto sarà formalmente perfetto forse, ma non è detto che riesca ad esprimere il giusto feeling. Suonare metal estremo è una scelta che deve arrivare dal proprio animo, non da un ragionamento fatto a tavolino.
Lord Jotun: devo ammettere che fa sempre piacere leggere osservazioni come questa, che dimostrano che il nostro lavoro è stato analizzato con rara attenzione. È vero, i Lilyum sono un’entità musicale che in un modo o nell’altro finisce sempre, quasi suo malgrado, con l’inserirsi di sbieco in un contesto musicale che tende alla standardizzazione. È quello che siamo; se sia un pregio o un limite lo lasciamo decidere ai singoli ascoltatori.

8. Quali sono i vostri rapporti con la scena black metal italiana? Quali sono i gruppi che seguite e apprezzate, se ce ne sono…

Kosmos Reversum: Io non ho particolari rapporti con nessuno, a parte vecchie conoscenze e amicizie di band come “Infernal Angels” o “Dead Twilight“, ma reputo la scena black e death metal italiana molto valida e negli ultimi anni i prodotti italiani sono davvero saliti di qualità. Realtà come “Adversam“, “Handful Of Hate“, “Devangelic“, “Hour Of Penance” e altri stanno mantenendo su standard altissimi il black e il death metal italiani.

9. In “We Are Disobedience”, forse per assecondare il nervo death metal che avete esplorato, il contributo dei sinth è diventato più rarefatto, così come sono contenute le parti più cinematiche e “ambient” che caratterizzavano “Circle Of Ashes”. Avete in programma una “sintesi” di queste due anime o mirate ad inasprire ulteriormente la proposta? Insomma. Programmi per il futuro?

Kosmos Reversum: Forse è presto per parlare del nuovo materiale, ma credo che la strada che abbiamo intrapreso con “We Are Disobedience” sia quella che bramavo da tempo. Il mix tra black e death metal è stato possibile solo con l’ingresso di un grandissimo batterista come Summum Algor, e credo che in termini di brutalità e tecnica ci spingeremo ancora oltre se possibile. Ma mai dire mai coi Lilyum, la nostra storia racconta di come ogni album abbia sempre avuto una sua impronta in base al periodo in cui è stato composto e agli umori dei suoi autori.

Lord Jotun: difficile a dirsi, perché nessuno dei due album (o di tutti i nostri lavori precedenti) è nato da una formula prefissata; ci lasciamo guidare dall’ispirazione del momento, e spesso il risultato finale può anche essere notevolmente diverso dallo spunto iniziale. Questa è la natura della creatura Lilyum, e noi siamo qui per assecondarla, non addomesticarla.

 

Intervista a cura di: Samaang Ruinees

Autore

  • samaang ruinees

    classe 1970, dopo aver fatto studi musicali classici scopro a 15 anni il metal. a 17 anni il mio primo progetto (incubo - thrashgrind), poi evolutosi in thrash tecnico con gli insania (1989-1997) e infine in death-thrash con insania.11 (2008-attivo). prediligo negli ascolti death e black ma ho avuto trascorsi felici con la dark wave e l'industrial. appassionato di film e narrativa horror, ho all'attivo un romanzo pubblicato e la partecipazione con dei racconti ad un paio di antologie.

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