Appena aperta sul telefono la cartella con i file inerenti a questa recensione, una microimmagine della grandezza dell’unghia del mio pollice mi ha fatto gridare mentalmente: “Rodney Matthews!” E infatti… L’inconfondibile segno dell’illustratore che, secondo solo a Sua Maestà Roger Dean, ha dato forma visibile alle suggestioni di tanta musica Rock, Prog e Metal, è sicuramente un ottimo biglietto da visita e inquadra subito la band in questione in una cornice di professionalità.

Ellesmere è l’affascinante progetto del bassista e compositore Roberto Vitelli e “Stranger Skies” la quarta tappa del viaggio di questo equipaggio a formazione variabile: il capitano infatti ingaggia di volta in volta la ciurma migliore per la spedizione, assoldando anche in porti stranieri numerosi musicisti di grande talento.

Come avrete intuito, il tipo di musica proposto è un rock progressivo inevitabilmente nostalgico nei riferimenti estetici, ma per nulla polveroso riguardo alla produzione, che ci propone un suono scintillante, dinamico e profondo, dove le ricche orchestrazioni trovano il giusto spazio.

E a proposito di orchestrazioni, l’introduzione di “Northwards” sembra rubata alla colonna sonora di un film di Harry Potter, ma quando dopo un paio di minuti inizia il brano vero e proprio, sono atmosfere pimpanti alla Genesis dei primi anni ottanta a dettare il ritmo di una strofa evocativa in 7/8, verso un ritornello epico che ci incita a raggiungere il polo nord. Che, da Ellesmere, non dista poi tantissimo… Brano che resta in testa, ben riuscito anche nella sezione più rarefatta, dedicata all’assolo di chitarra. La voce matura e morbida in stile Phil Collins di John Wilkinson completa in maniera prevedibile ma efficacissima il banchetto sonoro che ci sazierà per questi appetitosi tre quarti d’ora.

Gli ammiccamenti alle vecchie glorie del prog proseguono anche su “Tundra” e la sua frizzante intro in stile Rush, altro brano dalle melodie ben delineate e accattivanti, inserite in contesti ritmici non banali, spesso sincopati gioiosamente dispari. C’è anche spazio per un inserto vocale con coretti polifonici sillabici alla Yes, che inaugura l’immancabile segmento strumentale che ci accompagna in crescendo per i due minuti finali.

Arpeggi di chitarra acustica fanno da prologo  a “Crystallized”, l’unica traccia interamente strumentale del disco, dove la voce viene sostituita dai fiati di David Jackson, mentre la composizione e le chitarre pagano un pesante tributo agli amati Rush ottantiani, ripercorrendone tutti gli elementi iconici grazie ad un’innegabile capacità tecnica. L’ottimo lavoro del batterista Mattias Olsson e la sudditanza nei confronti del trio canadese proseguono su “Arctica”, canzone concisa, maestosa, con gustosissime accelerate frenetiche sui fraseggi. Tocco di genio il suono riconducibile al segnale telefonico di attesa durante il bridge che canta “hold the line”!

Il lato B è invece composto da due suite da una dozzina di minuti, tra cui la variegata title track, in cui affrontiamo difficoltà di viaggio rimettendo in moto la navicella, che sorvola Gentle Giant, Genesis e Jetro Tull senza perdere la rotta narrativa e melodica, inserendo fraseggi seducenti e cantati larghi e magniloquenti. Non manca un bel tema per la coda strumentale, prima della chiusa acustica, dove le parole del titolo e il flauto di John Hackett tornano a farsi sentire.

Il brano conclusivo parte in maniera energica con una ritmica serrata in 7/8 che fa da base per un cantato in stile Ozzy Osbourne, mentre fiati e sintetizzatori si contendono la scena. In mezzo a un ricco repertorio di trucchetti prog egregiamente eseguiti, torna anche il bel ritornello della traccia di apertura del disco, a sottolineare la ciclicità del viaggio suggerita dalla copertina. I minuti finali restano a disposizione di un pianoforte di decompressione, morbidamente orchestrato con fiati, tastiere ed effetti sonori.

Disco pieno di begli episodi e suggestioni piacevoli, peccato siano quasi tutte di seconda mano: i momenti che catturano l’attenzione sono purtroppo quelli che ci fanno scattare l’associazione con dischi già noti, che ci danno il conforto di un sapore familiare, ma ci negano l’occasione di scoprire una vera nuova personalità. Credo che Roberto Vitelli ci abbia ampiamente dimostrato le proprie capacità nel padroneggiare l’arte del rock progressivo, ma adesso saremmo curiosi anche di sentire che cosa ha da dirci di originale, di unico, di coraggioso e di suo.

 

Marcello M

 

Tracklist:

  1. Northwards
  2. Tundra
  3. Crystallized
  4. Arctica
  5. Stranger Skies
  6. Another World
  • Anno: 2024
  • Etichetta: AMS Records
  • Genere: Symphonic Progressive Rock

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