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“So Haggard and So Woe Begone” è il debutto discografico per i liguri Ashen Fields per Ad Noctem Records. Symphonic Metal con inclinazione Melodic Death di ottima fattura nella ricerca di affermare una identità propria in un genere piuttosto inflazionato. La produzione sonora è buona ed è volta a far emergere certe peculiarità stilistiche della band oltre alle tematiche introspettive e decadentiste dell’album. 

Dopo l’introduzione di “Breve sogno (Rerum Occultarum Fragmenta)” l’album decolla subito con forza sulle ali di “Queen of Decadence” dove, nonostante un arrangiamento complesso, gli Ashen Fields dimostrano una buona maturità; forse l’eccezionale vocalità di Julio Rossanigo per quanto bella ed espressiva è un pò troppo avanti nel mix (rispetto al soprano decisamente). Un incipit in ogni modo grandioso e dalla forte carica emotiva; carica innalzata verso ambienti anche di estrazione epica nella successiva “The God’s Vessel”.

La band dimostra di saper gestire composizioni in cui convivono armonicamente le orchestrazioni sinfoniche e riff/tempi più serrati e granitici; personalmente trovo che il missaggio avrebbe potuto rendere ancora più merito agli Ashen Fields. Un plauso va anche alle grandi doti musicali di tutti i componenti che hanno fatto veramente un ottimo lavoro, estroso ed ispirato oltre che suonato in maniera eccellente. Le parti ritmiche di “Unblessed” ne sono un esempio, il basso di Fabio Mereta e la drum della ospite Tiziana Cotella trasportano letteralmente le vibes Death Melodic per essere vergate a sangue dalle chitarre del mastermind Jacopo Ruggero e da Davide Manzi che si occupa anche delle orchestrazioni.

“Haggard” intrisa di atmosfere gotiche e di un forte crescendo emotivo presenta anche una citazione dal sonetto ‘Pace non trovo, et non ò da far guerra’ di Francesco Petrarca. “Woe-Begone” si lancia subito in maniera torrenziale per innalzarsi attorno agli inserti vocali che danno un senso alla lirica del brano, pregevoli i cambi ritmici e le orchestrazioni. “De Sideribus” è un interludio che introduce “The Darkness that I Command”, brano più controllato ma non meno interessante, produzione che rende pienamente merito alla band ligure. Anche  “Through Mist and Blood” non eccede i margini stilistici tracciati ma rispolvera la ferocia e la fierezza dei momenti di maggiore culmine epico con una parte centrale drammatica ed evocativa.

L’album si chiude con “Seen the Wolf” con un vago sentore Amorphis dato delle intriganti sovrapposizioni vocali. Permangono certe peculiarità degli arrangiamenti che costituiscono lo spessore artistico degli Ashen Fields. Una cavalcata carica di rabbia e di emotività che culmina con melodie decadenti di synth e, dopo un breve stacco cinematico, un addio simbolico di piano.

“So Haggard and So Woe Begone” è, in definitiva, un debutto sorprendente per una band italiana che ha tutte le carte in regola per ritagliarsi uno spazio importante nel panorama Symphonic/Melodic Death europeo. Se qualche dettaglio di produzione poteva forse essere più qualificante, l’ispirazione, la coesione stilistica e la cura compositiva sono già ampiamente al di sopra della media. Un’opera prima ambiziosa e riuscita, che lascia ben sperare per il futuro degli Ashen Fields.

 

Four Arms

 

Tracklist:

  1. Breve Sogno (Rerum Occultarum Fragmenta)
  2. Queen of Decadence
  3. The God’s Vessel
  4. Unblessed
  5. Haggard
  6. Woe-Begone
  7. The Sideribus
  8. The Darkness that I Command
  9. Through Mist and Blood
  10. Seen the Wolf
  • Anno: 2025
  • Genere: Symphonic Death Metal, Symphonic Metal, Melodic Death Metal
  • Etichetta: Ad Noctem Records

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