Gli aquilani Powerage, fautori di un classico heavy metal che sconfina nello speed, erano un notevole gruppo abruzzese che, nonostante le qualità messe in mostra, non è riuscita ad avere una meritata e lunga carriera ma questo è il destino di larga parte della scena metal di quegli anni, capitata in un paese con una cultura musicale veramente approssimativa. In questo caso la Aua Records ha provveduto, con grande cura, a ristampare le demo uscite nelle quali i ragazzi davano sfoggio della loro perizia compositiva e tecnica apprezzata all’estero, ma non al punto di mettere in pratica le promesse di un contratto discografico.
Questa ristampa, del primo demo, del 1984 e dei brani ri-registrati nel 1995, è decisamente interessante e ci porta a scoprire brani dotati di grande fascino, capacità tecnica e grande ispirazione.
Una potente ed aggressiva linea di basso, introduce la tellurica “The End of the World”. Brano spedito, roccioso e pregno di quel sound che ha caratterizzato il miglior speed metal degli anni 80. Gli echi del miglior heavy metal classico (primi Iron Maiden, Raven) s’inseriscono a trame speed metal che, per quanto la registrazione sia grezza (naturale per l’Italia di quell’epoca), colpisce al punto giusto. La sezione ritmica dirige le chitarre che, in maniera coinvolgente, creano riff massicci che risultano decisamente coinvolgenti. Anche il vocalist si adatta bene al sound del gruppo. In alcuni momenti si respira anche l’aria dei grandi Blitzkrieg. Il disco parte decisamente a mille!
Anche “The Book of the Red Dragons Lagoon” parte con una linea di basso (decisamente notevole!) a cui seguono riff di chitarra decisamente oscuri e che, per certi versi, ricordano i Diamond Head e gli Angelwitch. Il brano possiede una grande carica che sa prendere ispirazione dal migliore rock/metal inglese degli anni 70/80. I ritmi sono cadenzati, oscuri così come l’assolo di chitarra (molto Tony Iommi) esprime quella malignità che solo i grandi del passato potevano possedere. Questo brano è una gemma e la band abruzzese dimostra la sua qualità compositiva. Le linee vocali sono cupe, tetre e decisamente efficaci. Altro brano che colpisce nel segno!
Gli arpeggi di chitarra, dotati di un grande effetto chorus, di “Death Life” aprono, grazie alla loro teatralità, ad ottimi fraseggi di basso che anticipano oscure e sabbathiane chitarre. Il brano, in fase successiva, si sviluppa con trame heavy metal che ricordano gli Iron Maiden del debutto. Il lavoro della band è decisamente ottimo! Gli assoli di chitarra, nonostante la qualità della registrazione, sono notevoli così come il lavoro dell’intera band. Brano decisamente intrigante che sa unire dark sound e la NWOBHM. Gran brano che fa emergere tutto l’amore per il genere.
“Roadrunner” è un brano strumentale di puro heavy/speed metal! Chitarre al fulmicotone creano riff che sembrano provenire dai migliori Judas Priest e dai primissimi Helloween. Notevoli i cambi di tempi della sezione ritmica che, con grande capacità, permettono alle chitarre di variare nei punti giusti. Alle parti veloci seguono delle parti melodiche di notevole livello. Le ritmiche creano dei bei momenti di attacco e risposta e i suoni sono decisamente gradevoli. Questo brano strumentale sembra uscito dai migliori dischi heavy metal anni 80 e possiede anche sensazioni futuristiche. Song interessante!
“That’s the way” è un brano spumeggiante che ricorda i Fastway e, in parte, gli Scorpions più heavy. Riff rocciosi e quadrati permettono al vocalist di creare linee vocali che ben si allineano rispetto alle melodie create. La sezione ritmica è ben congeniata e, soprattutto nelle variazioni, possiede un ruolo rilevante. L’assolo di chitarra è decisamente ispirato ed emerge una grandissima carica rock. Un grande brano.
Una bellissima intro di basso (decisamente notevole!) introduce la spedita e rocciosa ”The End of the World“. L’ispirazione di grandissime band quali i Satan e i Samson, per la nostra felicità, è ben evidente. Al grandissimo lavoro delle chitarre seguono linee vocali ispirate, dirette e senza fronzoli. Le migliori influenze del migliore hard rock si uniscono al grande heavy metal inglese. La band possiede una carica pazzesca e degna dei nomi più blasonati. Una grande cavalcata pregna di grande musica, di ritmi sostenuti e schizofrenici e di variazioni decisamente riuscite.
Di pregevole bellezza la versione risuonata di “Death Life” che, già nella versione demo, aveva dimostrato tutto il suo potenziale. La produzione mette in risalto l’ottimo lavoro del vocalist e il lavoro dei singoli strumenti. Il sound è ancora più potente, equilibrato e decisamente gradevole all’ascolto. Un brano che, quasi sicuramente, anche per chi non conosceva questa band apprezzerà tantissimo. Dopo la rockeggiante “Bad Flowers” (brano gradevole ma non all’altezza di altre composizioni decisamente più ispirate ed interessanti) la notevole “Seven old man”. Fraseggi di chitarra velocissimi, dal sound che richiama i grandi Metal Church, e linee martellanti di basso sono gli elementi fondamentali di questo brano che, in alcune parti, contiene delle melodie molto intense e accompagnate da assoli di chitarra che ricordano i Maiden di “Somewhere in Time”. Grande il lavoro di tutti i musicisti che, con grande ispirazione e lavoro di gruppo, ci regalano un altro brano di altissimo livello.
“Another Night “è un grandissimo brano che sembra uscito dai primi album del grande (RIP) Ozzy Osbourne. Una composizione metallica, dalle tinte hard rock e pregna della vecchia tradizione rock degli anni 70. Buona anche la produzione che, nonostante i limiti, fa emergere il lavoro dell’intera band. Il gruppo abruzzese dimostra di essere composto da grandi musicisti. Bello l’intermezzo e l’assolo di chitarra che, soprattutto per lo stile, ricorda Van Halen. I ritornelli e i cori hanno il pregio di seguire la melodia delle parti ritmiche e di essere immediate. Ottimo brano!
Dopo “Real Life” (brano energico e coinvolgente) la bellissima “My War”. Nostalgiche chitarre pulite creano intense melodie, che sanno di Led Zeppelin e di Triumph, che anticipano un grande brano dalle tinte blues e AOR. Il cantante segue, con grande ispirazione, la grande musicalità che fuoriesce da questa composizione. Seguono riff di chitarra, di matrice hard rock, e un grande assolo che ricorda i grandi maestri del passato. Uno dei brani più interessanti del disco.
A chiudere la metallica “Clepshydra”. Una grande song che chiude un disco di una band che andrebbe assolutamente riscoperta. Complimenti a chi ha fatto resuscitare questa perla del metallo italiano!
Domenico Stargazer
Tracklist:
- The End of the World
- The Book of the Red Dragons Lagoon
- Death & Life
- Roadrunner
- That’s the Way
- The End of the World
- Death and Life (2nd version)
- Bad Flowers
- Seven Old Man
- Another Night
- Real Life
- My War
- Clepshydra
- Anno: 2024
- Etichetta: AUA Records/Italian Metal Heroes CD series
- Genere: Heavy metal
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