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Gli Abissi sono un’interessante band nata a Milano nel 2018. Il progetto, seppur abbastanza simile ad altri progetti musicali del genere, risulta decisamente coinvolgente poichè il loro mix di hard rock psichedelico, doom e stoner si unisce, soprattutto nei momenti più ispirati e pieni di oscure melodie, ad una attitudine punk che sarebbe difficile non apprezzare. Il loro album Paramagia è un concentrato di oscurità, ritualità e di grande musica heavy che ricorda, oltre ai maestri degli anni Settanta, i grandi della musica hard rock/alternative americana dei primi anni 90. Un sound che sa prendere il meglio dal passato per portarlo nel presente. Ora veniamo alla recensione vera e propria.

Potenti riff di chitarra, dalle influenze stoner doom che ricordano Cathedral e Kyuss, introducono l’interessante “Funerale in Messico”.

Dall’oscura cattiveria delle chitarre prendono vita melodie che ricordano gli Alice in Chains più decadenti, metallici e decisamente sabbathiani. La produzione, seppur un po’ grezza, riesce a trasmettere gli oscuri presagi che fuoriescono dalle linee vocali del singer che permettono di apprezzare il brano in tutta la sua interezza. La sezione ritmica tira dritto come un caterpillar e crea un ottimo tappeto sonoro dove prende vita un maligno assolo di chitarra che ci accompagna verso i massicci riff che chiuderanno il brano. Un brano duro, crudo e che ha il pregio di aprire il disco nella giusta maniera.

I fraseggi schizofrenici di “Pizzo”, oltre a ricordare i Nirvana di ‘Bleach’, sembrano prendere ispirazione dalla migliore scuola stoner americana; infatti, lo stile ricorda molto i QOTSA più acidi e crudi. I riff portanti sono duri, heavy ma, allo stesso tempo, permettono al Singer di creare buone linee vocali che ricordano la miglior musica alternative/metal degli anni 90. Il sound della sezione ritmica è decisamente esplosivo. Tutti questi ingredienti permettono alla band di creare un suono decisamente psichedelico, heavy, stoner e con delle parti, soprattutto per i ritornelli, che ricordano le migliori band grunge americano del periodo d’oro. Bella l’idea di cantare in italiano e bello il sound delle chitarre che riescono a ricreare atmosfere di altri tempi.

Un riff decisamente sabbathiano, molto alla ‘Eletric Funeral’ dei Black Sabbath, ci porta in “Le Chiese”. La song in questione è un susseguirsi di chitarre oscure, che ricordano i grandi maestri dell’hard rock/doom, e di linee vocali, che seppur nella loro durezza, riescono a ricreare delle melodie/cori di ottimo impatto. Il tappeto sonoro che fuoriesce permette alla chitarra di esprimersi con un ottimo assolo di chitarra che ricorda il grande Iommi. Il testo del brano è decisamente tetro e oscuro come la cavalcata finale, molto alla ‘Children of the grave’, che chiude degnamente il brano. Ottima song caratterizzata da tetre (occulte liriche che ben si accompagnano al sound della composizione.

 

Ottimi riff, dalle venature che ricordano gli AIC di ‘Dirt’, caratterizzano la vorticosa e psichedelica “Grabopvoi”. Un brano decisamente interessante poiché, oltre ad essere interamente strumentale, si manifesta per la sua varietà di cambi d’atmosfera, di tempo e di assoli di chitarra che, grazie a melodie decisamente riuscite, creano momenti decisamente gradevoli. Alle massicce parti di chitarra segue un ottimo lavoro della sezione ritmica che da una bella spinta al brano. In alcuni momenti si respira aria dei migliori Monster Magnet e della grandi band del genere. Il finale, caratterizzato da ottimi arpeggi e da fraseggi che ricordano un po’ i The Gathering, è un’ottima chiusura per un brano originale e che spiazza l’ascoltatore.

Ancora più spiazzante risulta essere ‘Sequenze‘! Altro brano strumentale, di breve durata (circa due minuti), dove i synth sembrano ispirarsi a ricreare atmosfere della migliore musica elettronica anni 70 (Vangelis e Tangerine Dream in primis) e da effettistica che sembra provenire di migliori film di fantascienza. Breve spunto interessante che anticipa l’energica “Cemento”.

Song che, sia per lo stile musicale che per le linee vocali, ricorda la miglior musica alternative rock italiana dei primi anni 80; infatti dagli ottimi fraseggi di chitarra e dalle riuscitissime melodie del Singer emerge il sound dei migliori Marlene Kunz e dei primi After Hours. Il tutto è condito da sonorità più aggressive e da momenti decisamente metallici. La batteria è decisamente potente e detta la linea così come il preciso lavoro del bassista permette alla chitarra di creare momenti di grande tensione. Song trascinante e caratterizzata da ottime melodie!

Madama Cristina” è una song che sembra provenire dalla penna dai mitici Soundgarden degli anni 90. Possenti e spediti riff di chitarra ci riportano indietro nel tempo e ci regalano una song ricca di momenti metallici, psichedelici e dotati di una vena punk che risulta decisamente gradevole. la sezione ritmica macina come non mai e il cantante crea trame melodiche ben azzeccate.

Brano che, dal mio punto di vista, durante i concerti avrà un ottimo riscontro! Energia, potenza, velocità e melodie hard/psichedeliche fanno da padroni. Ottimo!

A chiudere questo ottimo album, la sabbatiana “3424”. Brano che, con grande ispirazione, chiude in bellezza grazie ai suoi riff grintosi e al lavoro di squadra che emerge nell’intera opera.

Paramagia è un disco, soprattutto per il genere proposto, molto interessante poiché possiede elementi che includono sound di diversi periodi e sanno creare, con una buona originalità, brani roccioso e dotato di un fascino che può ricordare la musica più tetra e quella più psichedelica e piena di lame affilate. La band, con una produzione migliore, saprà regalarci brani ancora più oscuri e devastanti. Sarebbe interessante vedere gli Abisso dal vivo perché l’album è ottimamente riuscito! Brani!

Rock On !

 

Domenico Stargazer

 

Tracklist

  1. Funerale in Messico
  2. Pizzo
  3. Le Chiese
  4. Grabovoi
  5. Sequenze
  6. Cemento
  7. Madama Cristina
  8. 3424
  • Anno: 2026
  • Etichetta: Argonauta Records
  • Genere: Stoner/Doom

 

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