A un anno di distanza torno al Birranthology-Extravaganza in quel del borgo di Scrofiano (SI), due passi da casa e lo faccio nonostante il caldo torrido che ci attanaglia da un paio di mesi. L’occasione è importante in quanto gli headliner della serata sono i milanesi Shandon, skapunkcore band che ebbi modo di vedere live nel lontano 1996 in apertura di Pennywise e Sick Of It All. La coincidenza strana è che ad accompagnarmi a questo evento c’è la mia amica Jessica, nata proprio nel 1996, a dimostrazione che la buona musica può unire generazioni differenti.
Quando arriviamo c’è già un buon pubblico, l’ingresso è gratuito, la scelta delle birre ottima, si può cenare, un po’ di fresco alla fine c’è, quindi perchè non partecipare? Il tempo di qualche saluto e pronti via salgono sul palco gli Osaka Flu trio aretino che sinceramente non conoscevo ma che già dalla intro mi ha attratto e canzone dopo canzone mi ha coinvolto più che positivamente. Il loro set è partito con la ritmatissima ‘Marte‘ tratta dall’ultimo album ‘Lasciateci Divertire‘, che devo dire è molto più esaltante live che su disco, che ho ascoltato il giorno dopo. Il sound della band si rifà a un indie punk con molti passaggi combat rock, il tutto fatto molto bene e con un’ottima presenza scenica. Il concerto scorre veloce, il pubblico si diverte e partecipa attivamente, sotto trovate la scaletta della serata, a me i brani che più hanno coinvolto sono: ‘Gina‘ tratta dall’album ‘L’Italia è Fuori dal Mondiale‘ del 2018 per il suo flavour melodico che si discosta dalle parti più punk degli altri, dallo stesso album ‘Non ci Credo ai Cantautori Ubriaconi‘ che in alcuni passaggi mi ricorda i migliori CCCP, e scusate se è poco.
Molto bella e dall’ottimo impatto live ‘Una Canzone Non Serve‘ che precede quella che per me è una delle loro migliori canzoni anche per il messaggio che porta, e cioè, ‘Odio gli Indifferenti‘ che esalta anche il pubblico sempre più presente e pronto a farsi trascinare. Il top della serata per il sottoscritto però è ‘Mi Fa Schifo Lavorare‘ un brano di livello super e con un ritornello che non fa prigionieri. Passata l’esaltazione di questo si prosegue con gli ultimi tre brani con la splendida cover di De Andrè ‘Nella Mia Ora di Libertà‘ che coinvolge tutto il pubblico presente. Si chiude con l’acustica ‘Io Voglio Decrescere‘ che vede tutti e 3 i ragazzi a cantarla sotto al microfono e sinceramente mi hanno anche commosso. La più bella scoperta di questo 2026, anche se con 10 anni di ritardo!

Breve pausa ed ecco sul palco direttamente da Milano gli Shandon! Come accennavo prima erano 30 anni che non li vedevo e da quegli imberbi ragazzi mi ritrovo dei maturi punkster ancora all’altezza della situazione. La loro scaletta comprende quasi 30 brani, del resto molti sono della serie one, two, three, four… Olly Riva è istrionico come sempre e quindi pronti via con la doppietta ‘Ok‘ e ‘Startin’Line‘ che scalda subito il pubblico, il quale conosce a memoria le canzoni, pubblico variegato tra vecchi punk e giovani rocker, come dicevo Olly è in grande forma e introduce i brani con il piglio della grande star pur mantenendo la sua semplicità nata da anni percorsi on the road. L’ottima sezione fiati accompagna i brani che nel loro incedere ska punk core via via ammaliano i presenti, coinvolgendoli con i brani più recenti tipo la bellissima ‘Mr.President‘ dedicata a chi di dovere con lo splendido ritornello che si chiude con ‘So please fuck of and die‘, o con la emozionante versione di ‘Uomini‘ dei Ritmo Tribale che mi strappa anche la lacrima mentre la canto a squarciagola per i tanti ricordi che mi affiorano nella mente e tanti amici che non ci sono più. ‘Liar‘ è un cazzotto in faccia di pura adrenalina con il suo incedere ska punk trascinante, ‘United We Spam‘ oltre a sortire lo stesso effetto andrebbe fatta ascoltare e studiare nelle scuole per la sua utilità sociale. L’introduzione di ‘Transgender Dinamyte‘ fa sbellicare dalle risate quando Olly ci racconta come è nata, questa trans che a un raduno si scaglia contro un gruppo di nazi, e poi via con la potenza di un brano che è già storia. Molte le canzoni prese dall’ultimo ‘Social Suicide‘ ma non mancano anche chicche del passato come ‘G.G. is not dead‘ dedicata al grande GG Allin, la quale è eccessiva e ruvidamente punk!
Splendida ‘Placebo Effect‘ anch’essa uscita da quel piccolo capolavoro che è ‘Fetish‘ del 2000, passato il giro di boa della serata in un attimo ci troviamo alla parte finale, dove trovano posto le varie ‘My Friends‘, ‘Evoluzione‘, ‘Viola‘ (stupenda), ‘IT Alien‘, la cover di ‘Casino Royale‘ e le magnifiche ‘P.N.X.‘ e ‘Janet‘ nella quale si omaggia l’appena scomparso Tim Curry (R.I.P.).
Siamo tutti allo stremo delle forze ma c’è ancora tempo per il gran finale e dopo che Olly ci racconta di come è nata la sua passione per la musica e l’amore per Tina Turner ecco la dura ‘Legacy‘ e la maestosa fine con la cover di ‘Proud Mary‘ nella loro magnifica versione che trascina il pubblico nell’ultimo ballo sfrenato.
Tirando le somme, una serata veramente piacevole con la bella scoperta degli Osaka Flu e la conferma di una band senza tempo come gli Shandon che sono riusciti a farmi provare emozioni perse nel tempo. Io e Jessica torniamo a casa soddisfatti, io consapevole che con l’età provo un po’ troppe emozioni!
Grazie a tutti.
Klaus Petrovic

