Ventesima edizione di Birranthology in quel del borgo di Scrofiano, in provincia di Siena, edizione che ha dovuto fare i conti con violenti acquazzoni, ma che per fortuna la serata del 30 si è vista graziare poco prima dell’inizio. Non ero mai venuto a questa manifestazione pur abitando a un paio di km, per motivi che non sto qui ad elencare, ma stavolta il richiamo dei Ponte del Diavolo è stato più forte degli impegni. Premesso che l’ottima organizzazione e la qualità delle birre proposte sono stati all’altezza dell’evento che vedeva poi la presenza dei belgi Pothamus,  bravissimi con  il loro potente sludge post metal, veniamo a parlare dei ragazzi proveniente dalla città magica.

La band torinese, una delle nuove leve più chiacchierate in positivo della scena tricolore, non ha deluso le aspettative del folto pubblico accorso.

Arrivato in ritardo, e ti pareva, chiedo info in giro e scopro che l’inizio è stato affidato a ‘Zero‘ ben accolta dal folto pubblico presente, mentre io mi trovo il muro sonoro innalzato da ‘Nocturnal Veil‘, la presenza dei due bassisti è fondamentale per il suono massiccio della band che ammalia i presenti e dimostra le piene capacità tecniche già palesate nelle loro produzioni discografiche. L’aria di magia si estende per tutta la zona. C’è tempo di presentare un nuovo brano prima della stupenda ‘Red As The Sex Of  She Who Lives In Death‘, canzone che è un po’ la summa di quello che i Ponte Del Diavolo rappresentano, il doom pesante ed esoterico che si frappone all’anima black guidata da quella che ritengo la miglior voce femminile italiana, Erba Del Diavolo, il pubblico in trance segue le mosse del quintetto con estrema attenzione, l’atmosfera si fa sempre più affascinante i la-la-la che la singer esegue con maestria coinvolgono le menti dei presenti e ci trascinano verso ‘La Razza‘, la quale dopo la lunga introduzione strumentale vede Elena guidare le trame spettrali del brano con una base old school black prorompente.

Un Bacio a Mezzanotte‘, che rimane la mia preferita della loro discografia viene eseguita magistralmente da tutte le componenti della band, mi aggiro sotto il palco e vedo gli spettatori ipnotizzati dalle movenze suadenti di Elena la quale sa veramente il fatto suo, sia vocalmente che come presenza scenica, non da meno gli altri ragazzi della band, se consideriamo che la loro storia è ancora breve siamo veramente di fronte a qualcosa di epico per la nostra scena. Le bordate del doppio basso risuonano nella valle sottostante il borgo di Scrofiano, anime perse girovagano nelle campagne senesi.. Troveranno pace seguendo il ‘Demone‘? La sfuriata a tinte black che introduce il brano è quanto di più bello si può sentire in sede live, “con gli artigli mi trafigge
strappa gli occhi li divora vedo dentro la sua pancia nelle viscere i diamanti!” ci narra la singer, con il suo fascino ancestrale per poi di nuovo gridare la sua forza sostenuta da un tappeto sonoro micidiale. Purtroppo come tutte le cose belle siamo arrivati alla fine ma c’è tempo per ‘Covenant‘, il suono tribale tra le nebbie artificiali del palco ci conducono in una danza mistica e avvolgente, sono letteralmente avvolto in questa litania e comprendo di trovarmi di fronte a una band dal potenziale enorme, dalla quale mi aspetto un nuovo disco che sarà la consacrazione definitiva nell’olimpo della musica estrema.

Chi c’era potrà confermare, chi non c’era non si perda le prossime date perchè qui c’è chi dal vivo è ancora più bravo che su disco, per me la miglior band italiana dell’anno.

 

Klaus Petrovic

 

 

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