Ci sono voluti sette anni per i thrasher lombardi Rawfoil prima di pubblicare il secondo album, ma sono stati impiegati assai bene: quella che ascoltiamo su questo “Where Malice Converges” è una band compatta e serrata, tematicamente più seria, tecnicamente preparatissima e con parecchie cose da dire. Lo si capisce ad esempio dai lunghi testi, pieni di frustrazione, rabbia e inadeguatezza, di domande e intenti, ma anche e soprattutto dal complesso e curatissimo lavoro di assemblaggio, costruzione e rifinitura dei brani.
L’attacco di “Arrogance” ci propone subito tutti gli ingredienti migliori del disco, tra scalpitanti riff armonizzati a doppia chitarra, una batteria irrefrenabile, un basso sempre ben udibile ed indaffaratissimo e vari registri vocali, dal growl al melodico, tutti gestiti piuttosto bene. Il ritornello di facile presa rende immediatamente godibile un pezzo comunque articolato e lungo, pieno di fraseggi azzeccatissimi e frenesia esecutiva, ma anche di una parentesi strumentale quasi jazzata, in cui ascoltiamo il primo di una serie di assoli notevoli. La cavalcata successiva è un turbine di note che appagherà la vostra fame di energia.
Prima di proseguire con i pregi, vorrei però esprimere le mie poche e trascurabili perplessità. La prima riguarda la produzione, che è potentissima e nitidissima, con gli strumenti talmente ben udibili e distinguibili da sembrare quasi scollati tra loro, inficiando leggermente l’impatto e allontanando il piacere di un suono più organico e “live”. La seconda è in merito al cantante Francesco Ruvolo che, pur indugiando un poco su certi stilemi di abbaio growl, si fa preferire nei frangenti più aggressivi rispetto a quelli melodici, non sempre precisissimi. Resta comunque una buona performance, che si sarebbe potuta valorizzare meglio con un amalgama più coeso con il suono degli strumenti.
Anche sulla tiratissima “Come What May” mi si confermano suggestioni che richiamano alla memoria band poco note ma di qualità come i discontinui Rumpelstiltskin Grinder e i favolosi 3 Inches Of Blood, dei quali ritrovo la furia esecutiva e un certo gusto melodico non scontato.
La componente hardcore dei Rawfoil esplode nel proiettile “D-FENS” che è una bella dimostrazione di potenza controllata, domata ed erogata con maestria.
Con una melodia vocale stile vecchi Metallica nelle strofe abbiamo la lunga “Dawn Of A New World”, un cocktail di riff nervosi e puliti, con la batteria dell’ottimo Marco Benedetti che forse a volte si fa prendere un po’ la mano con continue variazioni che non sempre fanno il bene del pezzo. Poco convincenti i cantati più melodici, ma sempre gustosissime le ricche sezioni strumentali.
Ancora riff seghettati, sempre all’interno della stessa nicchia melodica, per “Only The Dead Can’t Be Wrong”, che però ci convince grazie una bella gestione di arresti e ripartenze e dell’alternarsi di cadenze rallentate e sfrenate.
“Workaholism” prova un approccio più narrativo, con la “storia di un impiegato” che però non esplode, subisce soltanto, con il ritornello un po’ caotico in cui si sovrappongono troppe voci.
Quando è partita la marcia epica e minacciosa di “Dragged Down” credevo stesse suonando una traccia di un’altra band, ma subito il thrash tecnico torna a riconfermare l’identità del gruppo con una composizione per certi versi sovrapponibile alle precedenti. Se infatti da un lato possiamo rilevare la consistenza della scrittura musicale, sempre molto attenta e curata, dall’altro è innegabile che la proposta dei Rawfoil resti circoscritta all’interno di un recinto piuttosto stretto.
Chiude il disco “The Eagle In The Serpent Shadow”, già pubblicata l’anno scorso come singolo, una canzone che sembra un po’ la rivisitazione della storia della rana e dello scorpione, musicalmente molto meglio riuscita che liricamente, con un fottio di assoli e un crescendo finale emozionante, prima della coda arpeggiata.
Nei vari ascolti che ho dedicato a questo album ho notato un alternanza ricorrente tra entusiasmo e noia, rimanendo tuttora incerto tra l’abbandonarmi al piacere di un’indubbia scorpacciata di musica ad alto potenziale adrenalinico e la parziale delusione per la mancanza di più momenti musicali memorabili in cui condensare il tiro e la tecnica in autentiche grandi e belle canzoni. Resta il fatto che i Rawfoil riescano a spiccare nel mucchio e che l’urgenza di dare il massimo e farsi riconoscere con una propria identità è palese. E questo lo apprezzo.
Marcello M
Tracklist:
- Arrogance
- Come What May
- D-FENS
- Dawn Of A New World
- Only The Dead Can’t Be Wrong
- Workaholism
- Dragged Down
- The Eagle In The Serpent Shadow
- Anno: 2025
- Etichetta: Ad Noctem Records
- Genere: Techno Thrash Metal
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