Torna il Pino nazionale con questo ‘The Devil’s Call‘ e lo fa alla grande con un disco che torna alle radici del blues e del rock’n’roll alla vecchia maniera, sentite lo sleazy della iniziale ‘No Fear No Shame‘ e ditemi come fate a stare fermi! Fermo restando l’approccio musicale dobbiamo soffermarci sul testo della canzone, testo che per chi come me è della vecchia guardia è molto emozionale, vedere il tracollo di un mondo sempre più disumano e distaccato dai problemi dei più deboli ci fa stare male e ci fa sognare di tornare indietro, alla nostra gioventù spensierata tra le braccia della madre quando tutto ancora doveva accadere e speravamo in un mondo decisamente migliore rispetto a quello in cui poi ci siamo trovati a vivere negli ultimi anni.
‘Phantom Humanity‘ prosegue a livello tematico sulla strada del precedente, la musica si fa più cauta, una base hard rock senza accelerazioni particolari, ma con tanta passione. Sprazzi di southern rock in ‘Catch 22‘ , brano ispirato al romanzo del 1961 di Joseph Heller, è un manifesto contro l’assurdità della guerra. Pino ritrova in questo disco un’affinità vocale perfetta per narrare ogni singolo brano e se pensiamo che ormai è a 60 anni di carriera, direi che come il buon vino più il tempo passa e più la qualità aumenta.
Il viaggio tra caos e speranza di un uomo diviso in dodici anime dà modo di suonare un blues veramente magnetico con ‘Dozen Souls‘, una traccia che identifica le influenze personali del cantante di Monte di Procida, che mette a fuoco la sua voce calda e graffiante coadiuvata dalla guitar di uno Steve Angarthal veramente sugli scudi.
Brano alla Deep Purple ‘Good And Evil Dance‘ con l’hammond di Enzo Messina in evidenza e la voce del carismatico Pino che avvolge in un caloroso abbraccio, riff incisivi e solo accattivante, cosa volere di più? Danziamo tra il bene e il male, e la scelta è sempre difficile tra cosa è giusto e sbagliato, il senso del testo. Avanti con ‘True Friend‘ che afferma l’importanza di ritrovare un amico e un’amicizia vera, nel momento più buio della nostra vita. Emozioni vere e sincere quelle che ci vengono raccontate, una ballata degna di tale nome.
‘Full Circle‘ è un po’ la summa del cerchio della vita, tra gioie e dolori, a livello sonoro ricorda certe cose degli ZZ Top con tanto blues elettrico, mentre ‘Don’t Be Afraid of Living‘ è uno scoppiettante hard blues che pone la tematica della vita virtuale che ormai affoga le nuove generazioni a chiudersi in se stesse, un brutto mondo rispetto ai tempi passati.
L’anima blues di Pino Scotto ha ormai in mano l’andamento dell’album, e direi per fortuna perchè ne esce fuori un lavoro maturo, completo, vintage ma tendente al futuro con freschezza e qualità. Come emerge nel blues classico di ‘Big Mama‘, omaggio critico alla nazione America con tutte le sue contraddizioni, la slide guitar in mano all’ospite Gennaro Porcelli è gaudio per le orecchie, uno dei brani migliori di ‘The Devil’s Call‘.
Siamo quasi in fondo a questo viaggio sonoro affascinante e delizioso, quindi ‘Time For War‘ci propone un blues passionale, cantato con l’anima e il cuore, un intimo dialogo con l’entità superiore per capire se veramente abbiamo perso tutto, travolti da smanie di ricchezza e guerre senza senso, anche qui l’hammond ci fa gustare tutta la passionalità della canzone.
Chiude la title track, una ballata triste e molto sentita, interpretata come solo Pino sa fare e che ricorda a chi fosse distratto che comunque la si viva, la vita porta tutti alla stessa fine.
Un apprezzamento anche all’ottimo booklet e all’artwork che rendono il prodotto davvero appetibile. Pino Scotto all’ennesima produzione di una carriera esemplare dà le paste, come si dice dalle mie parti, a decine di gruppi moderni senza anima nè cuore, uno dei miei dischi preferiti del 2025.
Klaus Petrovic
Tracklist:
- No Fear No Shame
- Phanton Humanity
- Catch 22
- A Dozen Souls
- Good And Evil Dance
- True Friend
- Full Circle
- Don’t Be Afraid of Living
- Big Mama
- Time For War
- The Devil’s Call
- Anno: 2025
- Etichetta: Be Next Music
- Genere: Hard Rock Blues Southern Rock
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