‘Culto’, una autentica dichiarazione di intenti, costituisce il meritato traguardo del decimo album di una carriera ultra ventennale per la band piemontese Infection Code.

Dichiarazione brutale che finisce di scrollarsi di dosso certi residui di sperimentazione industriale per un assalto più frontale e spietato di matrice Thrash/Death; le sfumature industrial permangono ma sono consolidate e si rifanno ai capostipiti della corrente inglese della fine degli 80s.

L’incipit esuberante di “Nail in the Wall” chiarisce subito che il trademark degli Infection Code non accetta compromessi stilistici; la partecipazione di Trevor dei Sadist oltre all’apporto di Tommy Talamanca nelle fasi di produzione sonora riescono a preservare il fascino rude ed abrasivo del loro sound. “Great Old Ones – The Company”, uno dei picchi più validi dell’intero ‘Culto’, introduce elementi più spiccatamente melodici senza perdere un grammo di violenza. Forte di un arrangiamento mai scontato, non fa prigionieri e riesce a convincerci sin dai primi ascolti.

“The Final Act” è torrenziale ed esuberante e porta in seno echi di epicità alla Amon Amarth e di quel filone Melodic Death svedese. “Cursed Breed” intensa e frontale si caratterizza per le sfumature vocali che ricordano sia Dani Filth dei Cradle of Filth che Jeff Becerra dei Possessed; non ci sono troppe soluzioni stilistiche ma il brano funziona egregiamente. “Dead Brain’s Oblivion” dove emergono alcune divagazioni sperimentali, ‘What I did in my past Life?’ probabilmente ne evoca gli intenti. I connotati acustici e la voce dissonante mantengono una grande malvagità ma non mi sembra un episodio riuscito in pieno.

“Faceless God” pur non spingendo eccessivamente sull’acceleratore riporta in auge le influenze Death/Thrash con una forte intensità che rispecchia le liriche intimistiche su società e religione. “Inner Infernus” altrettanto brutale ed introspettiva si spinge anche oltre con un arrangiamento intrigante dove le parti ritmiche sono tecnicamente eccellenti e di grande spessore; RickyPorzio alla batteria è ancora una volta il motore infernale che sostiene l’impalcatura ritmica degli Infection Code. Fanno capolino anche degli insert industriali ma che fungono solo da orpelli che non ne caratterizzano assolutamente il genere; di ‘industrial’ c’è rimasto solo una parte del setting sonoro ma che ormai fa parte del loro marchio di fabbrica.

Su “Veleno” i contrappunti groove sprofondano fino al doom; la produzione e gli effetti industriali che richiamano i primi Godflesh non riescono a salvarla dal risultare sì mastodontica ma anche un po’ ridondante nei suoi 5 minuti e 44.  Per il finale gli Infection Code ci hanno riservato 2 cartucce letali per affermare con orgoglio ed integrità il loro stile personale e radicato all’underground. “Plague Demon”, un’altra hit clamorosa, si fonda su un dinamismo ritmico potente e virulento sul quale svettano melodie malefiche; l’arrangiamento e la chitarra di Macha custodiscono una progressione fatta di dettagli preziosi come le tecniche di alternate picking ed il pall-mute in un crescendo emotivo verticale anche sul rallentamento groove/breaked centrale del pezzo.

‘Culto’ si chiude con “Worshop Remains Underground” una dichiarazione di principio: il rimanere underground, la scelta consapevole di una band di suonare per la propria attitudine, lontana da logiche commerciali e dai compromessi. Un’affermazione che non cerca facili consensi ma che rappresenta la natura genuina di un progetto artistico maturo e consapevole. 

Nella mia lista dei migliori album del 2025, sicuramente consigliato!

 

Four Arms

 

Tracklist:

  1. Nail in the Wall
  2. Great Old Ones – The Company
  3. The Final Act
  4. Cursed Breed
  5. Dead Brain’s Oblivion
  6. Faceless God
  7. Inner Infernus
  8. Veleno
  9. Plague Daemon
  10. Worship Remains Underground

 

  • Anno: 2025
  • Genere: Thrash/Death Metal
  • Etichetta: Nadir Music

 

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