Il Black Metal è una roba strana. Forse più di ogni altro sottogenere del Metal, vive in maniera stridente e conflittuale la propria natura anfibia, a cavallo tra l’essere da un lato una derivazione (per quanto tormentata e tortuosa) della musica pop/rock/hard/estrema, dall’altro l’espressione di un approccio elitario, ritualistico, esoterico e occulto alla ricerca di una forma di conoscenza e introspezione, che poco sembra avere a che fare con le birrette sotto al palco e le luci della ribalta. E il fertile mondo dell’underground è l’habitat ideale, forse l’unico, in cui questa forma di comunicazione trova il modo di manifestarsi in maniera credibile.
Demonia Mundi è una creatura che, da trent’anni, vive la propria metamorfosi all’interno di questo ambiente, creandosi un proprio spazio vitale in cui il Black Metal melodico e sinfonico sembra quasi solo un pretesto per dare forma ad una esigenza ancor più urgente e bruciante, di connessione con qualcosa di più vero, profondo e assoluto.
Questa fame, questa autenticità, mi si è palesata in maniera disarmante leggendo la farraginosa e ortograficamente imperfetta, quanto intensa e vera, biografia di presentazione ad opera del frontman Giuseppe “Daemonia” Marino, che ha fatto della passione per il Metal e della ricerca spirituale una cosa sola, portando avanti la band un passo alla volta, con due demo negli anni novanta, un EP autoprodotto un decennio dopo, e il primo album pochi anni fa. A rimarcare la tenacia, la consapevolezza e la fiducia nelle proprie composizioni, questo “nuovo” disco “In Sanguine…” è una riedizione di composizioni già edite, rimasterizzate ed integrate con un nuovo brano. Ritroviamo infatti l’intero EP “In Hoc Signo Vinces” (del 2008) e una nuova versione di “My Crying Queen” dal demo del 1996, mentre la conclusione dell’album è affidata, come nel demo del 1999, alla liturgica traccia registrata in presa diretta “Daemonium Nox”.
È quindi provando a ricollocare la band nel giusto contesto storico (e geografico: ricordiamo che il gruppo viene da Reggio Calabria!) che ho ascoltato questi brani, che magari ora potranno sembrare un poco derivativi o datati, ma che sono testimonianza potente e palpitante di un’urgenza comunicativa che non ha perso il proprio fuoco e che merita come minimo la stessa attenzione tributata a più fortunati coevi colleghi.
La resa sonora è più che dignitosa e le canzoni suonano potenti e nitide, a partire dalla satyriconiana apertura di “In Hoc Signo Vinces”, perfettamente bilanciata tra atmosfera e assalto sonoro, con le tastiere a guidare l’ascolto facilitando il tutto con melodie definite e incisive che schiacciano un po’ le chitarre, puntute e aggressive.
“Malleus Maleficarum” conferma l’impeto battagliero e metallico, con una batteria inarrestabile, riff trillati, tastiere protagoniste ed una varietà dinamica sorprendente, che regala aperture epiche e iniezioni di pathos che fanno da trampolino alla voce di Daemonia.
Nonostante la marcetta introduttiva, che ha la credibilità di una colonna sonora da videogame anni ottanta, con “The Circle And The Star – Next Execution” veniamo trascinati ancora a trent’anni fa, quel momento magico in cui il Black Metal aveva effettivamente delle cose da dire, anche dal punto di vista prettamente sonoro, regalandoci il brivido di una cavalcata estrema e bellicosa.
Gli otto minuti di “Rewake To Destroy” credo siano di composizione più recente, dato che finora erano rimasti inediti, e si distribuiscono tra arpeggi, cantato melodico e un riffing di gusto tradizionalmente metallico, con fraseggi drammatici che mi hanno evocato i primissimi Fiaba, per proseguire con piglio epico, sempre all’insegna di una grande fruibilità anche per le orecchie meno avvezze alle asperità Black Metal, grazie a melodie di immediata presa. Come una sorta di Marduk con le tastiere spianate, “Daemonia Bolla Summa” ci spara in faccia i suoi quattro minuti di blast, sapientemente spezzati da un intermezzo e da riff accattivanti che mantengono sempre piacevole l’ascolto. Interessante la riproposizione della primordiale “My Crying Queen”, atipica non solo per il cantato femminile (un must di quegli anni…), ma anche per il testo di ispirazione tolkieniana: se infatti finora abbiamo ascoltato Giuseppe berciare per lo più in latino e inglese, qui lo sentiamo cimentarsi con le lingue di Mordor e degli Elfi. Il brano ha efficacissimi ganci melodici, a partire dall’apertura, proseguendo con l’arpeggio alla “Defender”, i cantati dell’ospite, fino allo struggente assolo e tema chitarristico finale.
Ancora un’alternanza tra parte arpeggiata e corsa forsennata per l’appassionata “Our Eucharist”, in cui Daemonia si strugge in un cantato melodico istrionico di grande intensità, che sfiora gli Anathema prima di tornare a grattare con le unghie sul muro. L’ultimo brano, la già citata ”Daemonium Nox”, dal punto di vista prettamente musicale non è nulla di particolarmente rilevante, ma se crediamo allo storytelling della band (e non ho alcun problema a farlo), ecco che si carica di suggestione, proiettando davanti ai nostri occhi la band radunata nottetempo in un abbandonato monastero sui colli Reggini, col tastierista che pedala sull’armonium trovato in loco e l’invocazione declamata dal vivo. Brrr…
Anche al netto della serietà e competenza con cui il gruppo si approccia alle tematiche extramusicali, questo “In Sanguine…” rimane una bella collezione di brani di Black Metal melodico, che mi sento di consigliare sia a tutti i nostalgici, che quei tempi li hanno vissuti, sia a chi volesse farsi un’idea di come il Black scandinavo potesse abbronzarsi sotto il sole di Calabria.
Marcello M
Tracklist:
- In Hoc Signo Vinces…
- Malleus Maleficarum
- The Circle and the Star – Next Execution
- Rewake to Destroy
- Demonia Bolla Summa
- My Crying Queen
- Our Eucarist
- Daemonium Nox
- Anno: 2025
- Etichetta: Metal Zone Italia
- Genere: Black Metal
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