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Al giorno d’oggi per una band underground non è difficile pubblicare il proprio lavoro ed apparire su piattaforme globali, da Spotify a YouTube Music, e tutto quello che ci sta in mezzo. Che a questo corrisponda un’effettiva visibilità della proposta musicale è un altro discorso, anzi. Per quanto sia controintuitivo, è più facile il contrario. L’esposizione su uno “scaffale” immenso e in continua crescita, la cui indicizzazione è gestita da algoritmi che si autoalimentano sulla base di appartenenza statistica al trend di ascolti, condanna facilmente all’irrilevanza.
E’ ben noto come il circuito del tape-trading invece funzionasse perfettamente nel portare le demo dei gruppi ben oltre i limitati confini  nazionali, anche e soprattutto in assenza di una scena strutturata: si trattava di un circuito dedicato, promosso e consolidato da iniziative personali che riuscivano a far rete.
Questo il motivo per cui mi è sembrato giusto portare alla vostra attenzione questa iniziativa che a mio avviso “aggiorna” ai canali di comunicazione e diffusione il concetto di fanzine. E scrivo queste note consapevole che non è l’unica a concretizzare proprio in questi giorni questa idea, consolidando quel concetto di “sincronicità” che rende bene l’idea di come questa “urgenza” vada tradotta in azione.
Lascio alla viva voce del promotore dell’iniziativa, un musicista della scena nostrana, la descrizione di  questa neonata realtà.
[introduzione di samaang ruinees]

Underground Platform è nato da una domanda molto semplice:
dove sono finite le piattaforme fatte davvero per le band underground?
Oggi possiamo pubblicare musica praticamente ovunque, ma finiamo quasi sempre dentro piattaforme enormi, costruite attorno ad algoritmi, numeri e contenuti che devono competere per qualche secondo di attenzione. Per chi suona nell’underground — e soprattutto nel metal — la musica però è ancora fatta di scene, band, concerti, collaborazioni, passaparola e persone che scoprono altra musica perché qualcuno gliel’ha consigliata.
Da qui è nata l’idea di Underground Platform: costruire uno spazio che metta al centro le band e la scena, non l’algoritmo.
Il progetto è partito quasi come un esperimento: prendere alcune delle cose che funzionavano bene nelle vecchie community musicali, unirle alla comodità delle piattaforme moderne e vedere cosa succede.
Non vuole sostituire Spotify, YouTube o gli altri servizi.
Vuole fare qualcosa di diverso: essere il posto dove scoprire cosa esiste sotto la superficie.
Da qui anche il motto: Beyond the algorithm. Inside the scene.

https://undergroundplatform.com/it

Autore

  • classe 1970, dopo aver fatto studi musicali classici scopro a 15 anni il metal. a 17 anni il mio primo progetto (incubo - thrashgrind), poi evolutosi in thrash tecnico con gli insania (1989-1997) e infine in death-thrash con insania.11 (2008-attivo).
    prediligo negli ascolti death e black ma ho avuto trascorsi felici con la dark wave e l'industrial.
    appassionato di film e narrativa horror, ho all'attivo un romanzo pubblicato e la partecipazione con dei racconti ad un paio di antologie.

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