Wolke e Anxitudo sono i due misteriosi artefici di questo progetto di indiscutibile fascino, arrivato con questo “Radici” al secondo capitolo: una sorta di Black Metal mediterraneo, assolato e lisergico, ma privo di stucchevoli componenti folcloristiche o autoindulgenze psichedeliche. I due, di cui non ci è dato di sapere nulla, oltre a pseudonimi e silhouette, si occupano di ogni aspetto della propria musica, dalla scrittura all’esecuzione dei vari strumenti, dalla registrazione al mix al master, senza porre limiti a ciò che può rientrare nel suono Diespnea. Ne viene fuori un assemblaggio di suoni reali e campionati, voci che spaziano da registri tradizionalmente Black a interpretazioni istrioniche, fino a declamazioni di sapore sciamanico, passando per la narrazione e litanie di varia foggia, tradendo un accento meridionale che, da bolognese, non riesco ad identificare con precisione, ma che trovo molto pertinente alle atmosfere proposte. Buona parte dei testi è in italiano, come a sottolineare l’urgenza comunicativa del duo, che si sforza di trovare argomenti interessanti per le proprie liriche. “Maskharah” affronta il tema pirandelliano della maschera, dipanandolo lungo una composizione articolata e coinvolgente che riesce a rendere desertici i riff glaciali, stupisce con pulsazioni ritmiche inattese che passano con scioltezza dal blast, alla marcia, al reggaeton, a buona parte di tutto quello che ci sta in mezzo, senza che l’ascoltatore senta tradita la coerenza narrativa, senza perdere la messa a fuoco. “L’Abbraccio Del Serpente” è dedicata al misterioso abitatore della foresta amazzonica (e dalla deambulazione asimmetrica) Chullachaqui, ed è lunga, inquietante e tortuosa come il fiume di fango la attraversa. Gli ingredienti sono gli stessi del brano precedente, con l’aggiunta di spezie tribali e un afflato maggiormente epico.
“Vultures” ha una facilità di ascolto maggiore, pur essendo un brano più spigoloso e sfuggente, che odora di Voivod (’89/’93) e di mille sapori a me ignoti. Ancora una volta la giustapposizione di momenti ritmicamente contrastanti (anche in modo drastico) risulta organica e funzionale, così come l’introduzione di una batteria elettronica, che sposta le coordinate sonore in una maniera che è tanto spiazzante quanto naturale. Le progressioni melodiche hanno invece un carattere più omogeneo, che rende i brani tappe successive di un unico viaggio. Anche “Necromanteion”, come il brano precedente, sceglie l’inglese, ma lo alterna con latino e italiano, per un brano funereo e ctonio, scosso da improvvise accelerazioni, con chitarre che trillano in un cosmo lontano e voci stonacchiate che intonano nenie, seguite da invocazioni gutturali, sussurri e versi assortiti, in un caleidoscopio disorientante, disturbante e irresistibile.
La title track ripropone temi melodici serpeggianti, scuri e nodosi, il cui paragone con le radici è fin troppo scontato, ma lo faccio lo stesso. Non ho capito se mi sono perso nel seguire una poliritmia o se ci sono delle sezioni fuori tempo, ma l’allegoria delle radici “che da me fuggono, solo agli altri conducono” è efficace, nonostante il fischiettare traballante. Passaggi che mi ricordano i Darkthrone più sbarazzini e le consuete montagne russe dinamiche danno spessore al pezzo, il cui apice è, con mia stessa sorpresa, la sezione con i loop elettronici, con un finale su cui si stratificano velature di atmosfere intriganti e conturbanti, che probabilmente sarebbero suonate familiari al Solitario di Providence.
I Diespnea continuano a sorprenderci introducendo nuovi elementi sonori, pur mantenendo la stessa tavolozza cupa e luminosa. Ci spostiamo con “WhaleFall” sui fondali oceanici, dove i giganti del mare si spengono, consegnando il propio colossale cadavere agli abissi. Se volete sapere cosa succede alle carcasse, dovete aspettare lo scorrere di “Mescalynia”, un collage sonoro che unisce, a quanto abbiamo ascoltato finora, sezioni più rarefatte, atmosfere latin e chitarrine mexican-surf e battiti di mani, in un eclettismo che non ha nulla di velleitario.
Il gran finale è affidato alla possente “Osedax”, dai ritornelli declamati, che parla delle omonime creature che si nutrono dei corpi delle balene morte di cui sopra.
I miei complimenti ai Diespnea, per essere stati capaci di forgiare un suono personale e sensato, ricco di spunti e idee, che catapulta le radici black metal in un universo assai più ampio, vitale ed interessante. Bravi!
L’album è disponibile, nella sua seducente veste grafica, sia in cd, sia in appetitoso vinile verde cactus.
Marcello M
Tracklist:
1. Maskharah
2. L’Abbraccio del Serpente
3. Vultures
4. Necromanteion
5. Radici
6. WhaleFall
7. Mescalynia
8. Osedax
- Anno: 2026
- Etichetta: Code666/Aural Music
- Genere: Avant-Garde Black Metal
Link:
