I Riverflame sono un progetto internazionale dedito a rivisitare un sound che ci riporta direttamente alla fine degli anni novanta, proponendo un black metal molto melodico, epico ed atmosferico, tra Summoning e Dissection, ma ripulito di buona parte di quella “evilness” intrinseca e decisamente più addomesticato.
A rappresentare l’Italia abbiamo l’infaticabile bassista Abro (Ponte Del Diavolo, Strega, Feralia…), mentre quello che immagino essere il – bravo – compositore principale (chitarre e tastiere) è greco e il cantante francese. Sembra l’inizio di una barzelletta, ma il gruppo fa sul serio e le composizioni sono davvero gradevoli. Il batterista, greco pure lui, ha purtroppo scelto per il proprio strumento dei suoni campionati che, se da un lato agganciano la produzione a tanti progetti analoghi dei decenni passati, dall’altro a mio avviso penalizza moltissimo l’impatto e il coinvolgimento che queste canzoni avrebbero potuto suscitare, azzoppando il disco e privandolo di quello slancio furioso e quella dinamica che le composizioni esigevano.
Gli elementi per un cocktail nostalgico perfetto ci sono tutti, a partire dall’iniziale canzone eponima: l’introduzione di clavicembalo sintetico, il vocione del vecchio con la patata in bocca (stile Bathory di “Blood On Ice” o Manowar di “Gods Of War”), fraseggi epici e malinconici, arpeggi di sapore folk nordico, cavalcate, marcette marziali, sussurri e scream. Ma a rendere credibile il tutto, pur all’interno di questa cornice, è la qualità della scrittura che, grazie a melodie accattivanti e dinamiche avvincenti, permette alle composizioni di ritagliarsi un posticino nella nostra memoria.
Infatti, nonostante il minutaggio dei brani sia piuttosto ponderoso, la musica scorre con leggerezza, offrendo sempre qualcosa di intrigante da seguire. Ottimo esempio “Where Dragons Once Ruled”, con i suoi inseguimenti di doppia cassa a supporto di fraseggi e melodie (anche nei virtuosistici soli) che, pur restando all’interno di un consolatorio e rassicurante “già sentito”, mantengono desta l’attenzione dell’ascoltatore, riuscendo a farsi ricordare.
La title track è una composizione strumentale lunga la metà degli altri pezzi e sembra, volendo essere brutali, un accrocchio di materiale di scarto di Mortiis e Bal–Sagoth, glassato da eterei vocalizzi e tastierine fatate: ben acchittato, ma un pochino fine a sé stesso.
“Through Mistlands Of Unearthly Worlds” ha un riff gagliardo alla King Diamond che non può non piacere, seguito da un fraseggio trillato dalla melodia decisamente vincente, che fa spiccare il brano in cima alle mie preferenze. La lunga composizione si rivela all’altezza degli exploit iniziali, reggendo riff dopo riff, grazie a belle idee e buone intuizioni, nonostante un cantato piuttosto ordinario, che fa il proprio mestiere senza aggiungere particolare magia.
Quinto e ultimo brano, “Before The Eternal Night” ha un approccio più moderno, alternando un riffing ritmicamente serrato ad aperture e fughe melodiche. La composizione è traforata da diversi innesti che ne rendono l’impasto eterogeneo, pur confermando tutto il repertorio portato in scena finora, e scivolando piacevolmente verso un finale acustico suggestivo e pieno di fascino notturno.
A me questo disco (disponibile anche in sgargiante versione in vinile fiammeggiante), anche tenendo conto che si tratta di un debutto, è piaciuto: è scritto bene ed è molto curato. Se poi voi non avete le mie stesse pugnette in merito ai suoni di batteria e avete fame di un Black Metal accessibile e dalle melodie epiche, qui vi abbufferete a sazietà.
Marcello M
Tracklist:
- Riverflame
- Where Dragons Once Ruled
- Lunar Crusades
- Through Mistlands Of Unearthly Worlds
- Before The Eternal Night
- Anno: 2026
- Etichetta: Code666
- Genere: Epic Melodic Black Metal
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