I Blood Tears River sono un progetto Gothic Metal che proviene da Taranto, la cui identità appare già netta e definita: teatralità oscura, lirismo decadente volto ad esprimere una forte emotività legata a alla sofferenza. La formazione è composta da Amon Rush alla voce, the Meaningless Axel e Simone Mongelli alle chitarre, Alessio Paone al basso e Mattia Mongelli alla batteria.

when the moon bleeds. (così tutto minuscolo) Esce come autoproduzione ed’ è stato anticipato da alcuni singoli che lo rappresentano; ci sono solide idee compositive e un gran sentimento espressivo ma la resa globale non è priva di qualche difetto. La sezione ritmica è l’elemento più adeguato: basso e batteria mantengono sempre una base solida e coerente con l’impianto sonoro; al contrario alcuni aspetti della produzione sonora risultano discutibili: gerarchie sonore delle chitarre, le melodie non sono sempre totalmente bilanciate nel mix e questo indebolisce alcuni passaggi ‘cinematografici’ che dovrebbero costituire la firma del gruppo. La voce di Amon Rush è capace e personale con una presenza scenica che si adatta perfettamente al progetto; potrebbe costituire il vero punto di forza della band ma ci sono alcuni difetti che non riescono ad elevarla completamente. Alcune scelte non trovano una collocazione efficace, ci sono dei cali di intensità che il mixaggio non riesce a supportare adeguatamente. Non si tratta di un limite di identità ma semplicemente di controllo e definizione.

L’album si apre con l’introduzione “Blood Tears River” che ci proietta subito nella loro dimensione decadente e teatrale, dritti verso “Shadow of Yesterday” dove l’immaginario gotico si esprime sul peso del passato, sulle ombre delle esperienze non del tutto risolte e le memorie che continuano a proiettarsi sul presente. 

Dopo che l’identità e la memoria sono emerse è la volta della titletrack: “when the moon bleeds.”. Brano cardinale del sound dei Blood Tears River dove emergono limpide le influenze  HIM, Charon e sicuramente The 69 Eyes; brano oscuro e decadente ma in grado di conquistarci sin dai primi ascolti.

“Disappeared” più impersonale ed assoluta, mantiene il fulgore della title-track con un esito intrigante, forse la melodia portante e i solos emergono troppo dal mix ma il pezzo funziona egregiamente. Sulla successiva “Sign” la portata artistica dei Blood Tears River arriva nitida e riesce a trasmettere quel ‘segno’ di carattere distintivo che caratterizza la band; anche la parte lirica predominante lascia spazio ad un sentimento di speranza in un mood cupo, quasi barocco. 

Dopo “Sign” che funge un po’ da turning point dell’album, è la volta di “Bloody Love” che aggiunge ancora degli elementi interessanti come gli inserti di tastiere in chiave moderna, l’arrangiamento dinamico e assolutamente fruibile con dei picchi ritmici eccellenti che raccolgono momenti groovy e potenti. Dopo la scomparsa e le ombre del passato si arriva alla sublimazione del vuoto: “Horror Vacui”. Un brano sorretto da una struttura semplice ma intrigante che mantiene un pathos sinistro e coinvolgente per tutta la durata (nonostante sia il brano più lungo).

Si abbandona il simbolismo verso qualcosa di più colloquiale, personale; una sorta di elaborazione del lutto con chi rimane; “You’re Not the Worst” forte comunque di un buon arrangiamento è forse la meno memorabile del lotto. La chiusura è affidata ad “Eternal Prision” come una dannazione perpetua, un epitaffio gotico ed introspettivo che torna ad evidenziare la personalità artistica dei Blood Tears River. 

When the moon bleeds. è un album con una visione tematica coerente e un potenziale artistico reale, ma la sua efficacia resta parzialmente intralciata da una produzione che non valorizza adeguatamente il materiale. La band dimostra in ogni caso di avere grandi capacità tecniche, buone idee ed un lessico tematico riconoscibile; meritano sicuramente la nostra attenzione.

 

 

Four Arms

 

Titletrack

  1. Blood Tears River
  2. Shadow of Yesterday
  3. when moon bleeds.
  4. Disappear
  5. Sign
  6. Bloody Love
  7. Horror Vacui
  8. You’re Not the Worst
  9. Eternal Prison
  • Anno: 2026
  • Etichetta: Autoprodotto
  • Genere: Gothic Metal

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