Appena ricevuto il press kit dei Create Illusions, pur non avendo l’occasione di ascoltare immediatamente i brani, ho curiosato tra i file e, dato che erano presenti i testi (hallelujah!) mi sono subito tuffato su quelli. Noto una generosa presenza di punti esclamativi, distribuiti a spaglio alla fine di frasi sintatticamente semplici, che come stile, grammatica ed argomenti potrebbero essere il frutto della creatività di ragazzi di seconda media. Ho letto persino dei “Come on baby”. Nel 2023.

Mentre mi chiedo se ritroverò questa irruenza adolescenziale anche nella musica, scopro leggendo la presentazione che il gruppo proviene dall’Abruzzo e che il progetto nasce in occasione del famigerato lockdown del 2020, inizialmente finalizzato alla realizzazione di un solo brano, “Second Chance”. Poi i ragazzi ci hanno preso gusto e sono diventati una vera band. La cosa curiosa è che la modalità di scrittura e registrazione dell’intero album è stata, coerentemente con la propria genesi, completamente gestita online!

Bene, tornerò a completare la recensione tra qualche giorno, quando avrò ascoltato il disco una decina di volte.

Eccomi qui!

Ho approcciato l’ascolto con un bel carico di pregiudizi: gli scritti, la provenienza geografica periferica, le foto in studio super cringe… E i Create Illusions me li hanno disinnescati tutti grazie alla qualità oggettiva della loro proposta! Certo, la batteria ha i tipici suoni artificiali di questo tipo di produzioni, ma la registrazione a domicilio coatto separato non ha penalizzato la resa e le canzoni suonano affiatate e convincenti oltre ogni mia aspettativa. La grande padronanza tecnica e un ottimo cantante conferiscono credibilità a brani concepiti in maniera tradizionale, ma senza risultare polverosi.

Ci troviamo di fronte ad un Metal melodico a volte più rockeggiante, altre più massiccio, finalizzato alla realizzazione di canzoni. Che sembra una banalità, ma vi assicuro che non è più uno sport tanto di moda.

Il disco inizia con un organo bachiano piuttosto pacchiano, cui segue una statificazione vocale che mi ha ricordato i Judas Priest di Sin After Sin e parte “Scorpions Of Fire”, in equilibrio tra melodia rock anni ottanta (il ritornello mi ricorda un mix tra Rising Force e AOR) e ritmiche possenti coi chitarroni spezzati. Colpisce la fusione tra l’approccio vintage delle linee vocali e la ricerca di ritmi non troppo scontati, con le onnipresenti tastiere ad amalgamare tutto. La punta di diamante è il cantante Diego Chiacchierini, che pur non lanciandosi in acrobazie espressive estreme o virtuosismi, dimostra di avere piena padronanza dei brani (in cui si occupa anche delle curatissime armonie vocali e delle fondamentali tastiere) e senso dell’equilibrio.  Sarà che non ho proprio capito di cosa parli il testo, ma trovo nelle liriche (e nel loro modo di essere sillabate e vocalizzate) il punto debole di questo progetto.

Il singolo vincente per me è “The Crumbs Of Life”, che nella sua “normalità” appaga tutte le nostre necessità di rocker con un gran tiro, strofe che sanno di Maiden e ritornello scalciante. Il bridge centrale stupisce per le soluzioni melodiche intimiste e inusuali nel Metal, prima che il pezzo torni ad esplodere per i ritornelli finali. Dirò una bestialità, ma questo potrebbe essere un brano dei Fates Warning di fine anni ottanta, composto in una serata di svago e cestinato perché troppo rock e giovanile.

Il mio stupore continua sull’apertura di “I Will Follow You” col suo piano a scandire un andamento da Metal-cabaret che con naturalezza si scioglie nel ritornello dilatato e sfocia nell’assolo dando alla composizione un senso di continuità e organicità sorprendente. Vocalizzi soul sul finale ben fatti, ma evitabili (per i miei gusti).

Ballatona classica con Diego “The Kjakja” grande protagonista di un’interpretazione appassionata per “It’s Only A Matter Of Time”, di cui esiste anche un videoclip. Ora, naturalmente, carico dei miei preconcetti, ho premuto “play” sui loro video pensando di vedere la solita merda… e invece mi ritrovo un prodotto di qualità alta, sobrio, elegante, con luci, riprese, montaggio e post produzione di livello professionale! Complimenti.

The Broken Big Black Wall” è un banale hard rock stradaiolo dalle strofacce decisamente poco interessanti, eppure sono presenti piccoli dettagli compositivi capaci di giustificare il brano.

Per quanto imbevuta di quella retorica dell’”andrà tutto bene” imperante qualche anno fa, “Second Chance” è una buona power ballad in 6/8 con strofe epiche e ritornello enfatico ma non particolarmente memorabile. Sempre notevoli gli assoli dei due Alessandro chitarristi.

Give Me The Strength” strizza l’occhio al Metal più modernamente e americaneggiantemente pop e presenta tanti ingredienti sonori non ancora proposti, come loop e voci filtrate per un altro pastiche tra vecchio e nuovo che, pur non convincendo del tutto, ha tanti spunti interessanti.

Una canzone che mi ha colpito è “The Carillon”, soprattutto per il grande lavoro ritmico di Luca Nicolucci alla batteria e Simone Tuxx che, al basso, si prende la scena nei ritornelli, affollati di polifonie.

Altro valido videoclip per “I Don’t Wanna Feel Your Body”, che conferma la capacità di scrivere brani levigati, adatti ad un pubblico ampio, equilibrati e gradevoli. 

C’è tanta esperienza dietro a queste canzoni, semplici ma non scontate, ricche di ingredienti nascosti. E la melodia malinconica di “You Go Away From Me” non è frutto del caso, ma di musicisti capaci, competenti e generosi con l’ascoltatore.

Se questo è quello che sono riusciti a fare standosene separati, sono curioso di sentire un prossimo disco composto in sala prove.

Chiedo scusa ai Create Illusions: non vi sottovaluterò più!

 

Marcello M

 

Tracklist:

  1. Scorpions On Fire
  2. The Crumbs Of Life
  3. I Will Follow You
  4. It’s Only A Matter Of Time
  5. The Broken Big Black Wall
  6. Second Chance
  7. Give Me The Strength
  8. The Carillon
  9. I Don’t Wanna Feel Your Body
  10. You Go Away From Me
  • Anno: 2023
  • Etichetta: Revalve Records/Believe
  • Genere: Melodic Metal

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