Il Post Black Metal è una sfumatura estremamente particolare di questo panorama, un estremizzazione della sua falange più atmosferica che approda in lidi naturalistici ed emotivi molto forti che va ascoltata, a parer mio, in momenti speciali, riflessivi e meditativi. Anche nel mio caso bazzico in questa dimensione quando cerco di lenire alcune cose e credo non sia un caso che mi è arrivato alle orecchie in questo periodo quest’opera “Bury Me Here” dei Fugit.

Nati nel 2014 portandosi dietro il bagaglio di capisaldi di questo stile (Agalloch per esempio) e con una densa produzione alle spalle, mostrano sin dal nome un messaggio aulico molto profondo (il richiamo in latino “Tempus Fugit“, l’inesorabile scorrere del tempo) e il meditare sulla condizione umana.
I nostri hanno dato ora alla luce questo nuovo capitolo (“Bury Me Here” appunto), ispirato ad un esperienza pre-morte che ha colpito un membro della band poco tempo fa e ci vuole comunicare l’importanza di ogni momento di esistenza che passa.
L’artwork è come da tradizione candido e romantico, riflettendo un bianco accecante della neve in una foresta e nel retro una simmetria di volti onirica e malinconica.

Il dolce piano di “Catharsis” ci stringe subito il cuore evolvendosi in un universo progressivo di echi e chitarre pesanti che rafforzano cavalcando il tutto (senza dimenticare una sfuriata di batteria nella seconda parte che non infrange il velo malinconico).
Sonder” ci incalza con un ritmo più sostenuto, un riff gelido, un urlo disperato e un infrangersi nel tappeto di piano, ottima prova vocale che recita la sofferenza dissolvendosi in “Be Positive For Once“, un brano che ricorda gli insegnamenti di band come gli Austere, riff lento e sofferto accompagnato da un cantato femminile che fa venire la pelle d’oca e un improvviso cambio di tempo semi acustico bellissimo tornando poi in toni più energici ed “epici” che emozionano non poco.

The Shore” dopo un dolce desolante intro irrompe con un riverbero di chitarra “in stile tramonto” e l’onnipresente voce femminile che rende tutto ancora più celestiale, ottima la prova di blast beat e piano sul finale che si infrange nell’arpeggio iniziale di “Logos“, molto ispirato e di impatto, il brano si evolve in toni e ritmiche più “Melancholic gothic” riportandoci poi in giochi di arpeggi dolcissimi e crepuscolari.

Hinner Shrine” ci arriva in faccia con un lapidario riff pieno di riverbero e una voce lancinante e batteria candenzata, toccando quasi il Depressive Black, meraviglioso il secondo passaggio pieno di synth ambient che lacera il cuore e il drammatico finale che ci porta alla più enigmatica “La Danza Del Vuoto” che veramente ti fa sentire fluttuante nel vuoto, un pezzo dark ambient di ottima fattura, a tratti molto inquietante ed onirico al tempo stesso, indescrivibile.

Decay” rialza il tiro con un intreccio di cavalcate di chitarra ed un forzuto drumming che avvolge un corale canto pieno di dramma, i cambi di tempo sono più pesanti ed energici e il tutto crea un pathos di rabbiosa decadenza portandoci a “Ride In The Ambulance” dove il suono disarmonico del riff portante crea un clima doloroso e confusionale, quasi apocalittico, colpendo nel segno con un bellissimo passaggio di piano che fa sgorgare qualche lacrima.

For My Funeral” possiede un tappeto acustico e riverbero fantastico e sentito che ci culla per tutta la durata del brano senza stancare mai e si ricollega all’intro della conclusiva “Love Is The First Sign Of Mental Illes“, qui si continua con una solitaria chitarra acustica, suoni ambient azzeccatissimi e malinconici, ottima la voce che sussurra il testo con amore sofferto (ottima prova veramente, da brividi!) e il tutto si dissolve…

Avrete capito che questa opera mi ha colpito molto, c’è tanto da dire: Una vena compositiva eccellente, ogni nota trasuda di una emotività pazzesca ed è percepita una dedizione ed una passione senza limiti, una voglia di comunicare visceralmente le cose veramente sentita.
Una grande perla che va messa in risalto e un progetto che merita parecchio, ogni fan di questa corrente deve per forza scoprirli e supportali, dal canto mio sono felice che i Fugit sono arrivati a farmi compagnia in questo periodo !
Bellissimo lavoro!!

 

Draugar

 

Tracklist:

  1. Catharsis
  2. Sonder
  3. Be Positive for Once
  4. The Shore
  5. Logos
  6. Inner Shrine
  7. La danza del vuoto
  8. Decay
  9. Ride in the Ambulance
  10. For my Funeral
  11. Love Is the First Sign of Mental Illness
  • Anno: 2024
  • Etichetta: Autoprodotto
  • Genere: Post Black Metal Blackgaze

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