“Hara” è il titolo del debutto discografico per la formazione bresciana degli Akronya. Post-rock, post-metal, dalle molteplici influenze che vanno dal doom fino all’ambient tutto coniugato in maniera strumentale per sviscerare il tema artistico dell’album.
“Hara” non è semplicemente un album, è un viaggio sonoro che affonda le radici in concetti filosofici antichi proiettandoli al cuore delle inquietudini moderne. Il titolo, uno degli epiteti di Shiva, il dio distruttore ma anche trasformatore dell’induismo post-vedico, incarna l’eterno conflitto tra distruzione e rinascita, un tema che traspare da ogni nota di questo lavoro.
Lo sviluppo tecnologico ed il consumismo stanno minando l’equilibrio del nostro pianeta; gli Akronya con forte personalità ed uno stile molto personale spingono l’ascoltatore a confrontarsi con queste contraddizioni (Antropocene).
“Bound by Chains” esordisce con la sua atmosfera interrogativa sulle rive dell’ambient e con le sue ridondanze riverberate carica emotivamente verso il dinamismo della successiva “When the Big Sun”. La musica di Akronya non è solo una cornice sonora, ma un’espressione del conflitto stesso. Le atmosfere dilatate, il dinamismo della chitarra e l’intensità ritmica catturano perfettamente il contrasto tra la lenta agonia della Terra e l’urgenza di un cambiamento radicale.
Il Post-rock irrobustisce le frequenze ritmiche verso soluzioni più metal con “Bios & Zoé” dove viene esplorata la dualità tra vita individuale e quella universale. Bios simboleggia il personale, un passaggio sonoro intimista ma con ritmiche che potrebbero rappresentare l’unicità individuale; Zoé è la vita biologica collettiva con le soluzioni più ampie e dilatate. Le due sezioni non sono separate nettamente, ma in perfetto equilibrio tra introspezione e respiro cosmico.
L’anima post-metal emerge anche nella successiva “Inward Eye” dove gli Akronya riescono a semplificare l’approccio senza perdere la forza emotiva e il senso di trasformazione che permea l’album.
I synth introduttivi di “Forgetful” aprono verso un brano complesso e articolato in vari momenti; la memoria individuale destinata all’oblio e la memoria collettiva anche legata al mondo naturale e all’esistenza stessa. Un brano carico di nostalgia per la memoria dell’individualità che svanisce nel tempo, sfuggente ma emotivamente eclatante.
Il sound degli Akronya sembra deragliare fuori dai margini artistici che definiscono il concept di “Hara” ma ci troviamo nell’età più crudele (“The Cruelest Age”) e la grande consapevolezza dei 4 musicisti confeziona un episodio più nervoso e muscolare che si integra perfettamente. Il sound è incastrato in un portamento ritmico che ne condiziona le aperture, ma le chitarre riescono ad andare oltre e, anche grazie ai syinth, travalicare quei margini apparenti. Trovo che anche la produzione sonora sia perfettamente intonata alla contestualità dell’album premiando sia il senso di inquietudine per la distruzione che e il desiderio di rinascita.
L’album si completa con “Shantih” prima, brano che rappresenta il raggiungimento della pace interiore col suo progredire lineare e la serenità che lo completa e “Before My Helpless Sight” dove gli strumenti portano sia il contrasto ritmico con le sonorità dilatate ma anche una grande armonia che si esplica nel grido lancinante della chitarra nella parte finale .
Ogni traccia è un inno intenso che custodisce anche la speranza che può germogliare dalla distruzione.
“Hara” è un disco veramente intenso, composto e suonato con le capacità e con una maturità che raramente possiamo trovare in un debutto discografico; un piccolo capolavoro che ci fa scoprire questi Akronya, una band che merita decisamente la nostra attenzione!
Four Arms
Tracklist:
- Bound by Chains
- When the Big Sun
- Bios & Zoé
- Inward Eye
- Forgetful
- The Cruelest Age
- Shantih
- Before My Helpless Sight
- Anno: 2024
- Genere: Post-Rock, Post-Metal, Instrumental
- Etichetta: Autoprodotto
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