Unholy Impurity, Black Metal dalla Sardegna, realizzano il secondo full-length per Masked Dead Records: ‘Oculus Mortis’.
Black Metal crudo e radicale ispirato alle dottrine anti-cosmiche, ai misteri e alla cultura della loro terra di origine. Il Sardinian Native Black Metal, come amano definirsi, concepisce anche una parte di brani cantati in lingua sarda, elemento che comunque ne avvalora le peculiarità.
L’album si apre con una inesorabile discesa nell’abisso (“Into the Abyss”) verso un rituale sinistro, dalle tinte oscure. Fin dai primi ascolti colpisce la sezione ritmica, in particolare la batteria dai suoni acustici molto netti, senza riverberi dispersivi, volta a conferire un sound fisico ma tagliente. Unholy Impurity esprimono l’oscurità con composizioni ferali intrise di malvagità e di un dramma costante. Reminiscenze di Marduk e Mayhem nella successiva “Black Magic” mantenendo alcune sfaccettature autoctone per elevarsi rispetto ad una mera riproposizione di un Black Metal old School. Non credo che l’intento della band sia crearsi un vero e proprio trademark sonoro ma di fare la propria parte nel solco stilistico a cui sono votati. “Ancient Stones of Death” è costruita su un portamento ritmico più lineare, con dimezzamento/rallentamento, mostrando sfumature anche di matrice thrash, senza mediare l’identità sulfurea della band. “The Oldest One” fa riemergere elementi autoctoni del sound degli Unholy Impurity, un arrangiamento intrigante con le sue dissonanze centrali che si vanno districando ed un’utilizzo vocale maturo ed espressivo dell’ottimo Crabiols Fancellu. “The Healer” cinematica e strumentale è un interludio che divide l’album in due parti, apre alla vena più folk della band che, basandosi sulla lingua sarda si re-inventa facendo emergere ancora alcuni elementi della personalità artistica di Unholy Impurity. “Sos Rajos” è intensa e dopo una breve rincorsa deflagra selvaggia per lasciare vaghi barlumi melodici nelle folate finali. “Treutos Corrudos” altrettanto ferale e violenta, trova respiro in un dimezzamento ritmico centrale che non ne compromette la violenza. “Sos Filos de sa Morte” con un arrangiamento meno “controllato” lascia emergere maggiormente l’elemento folk sorprendendo per l’ispirazione creativa in un contesto comunque virulento ed asfittico. A mio avviso un chiaro episodio di come gli Unholy Impurity posseggano delle doti che possono mettere a frutto per elevarsi maggiormente. Il “Requiem” posto in coda all’album è una sorta di funzione liturgica che chiude questa visione oscura e apocalittica che l’ascoltatore ha fatto attraverso l’occhio della morte, Oculus Mortis appunto.
Gli Unholy Impurity hanno confezionato un album intenso ed istintivo, suonato e prodotto con grande cura che mostra una band estremamente capace e matura; una band che è pronta per approfondire e personalizzare maggiormente la propria arte.
Album consigliato!
Four Arms
Tracklist:
- Into the Abyss
- Black Magic
- Ancient Stones of Death
- The Oldest one
- The Healer
- Sos Rajos
- Treutos Corrudos
- Sos Filos de sa Morte
- Requiem
- Anno: 2025
- Etichetta: Masked Dead Records
- Genere: Black Metal
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