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Formatisi nel 2023, gli Hexabrot con il loro EP di debutto “The Order Of Things” si pongono nel solco del death melodico affermando una già compiuta identità stilistica e compositiva.
Nel corso degli ascolti emergono chiaramente riferimenti tanto al metal classico quanto al progressive settantiano, in particolare declinato in termini di atmosfere cinematografiche. Sin dalle prime battute si impone una pasta sonora ariosa e limpida che richiama certe produzioni dei Darkane, e un gusto nell’arrangiare i temi melodici secondo coordinate stilistiche cangianti che, se pur possono richiamare alla memoria diverse influenze, non vengono mai gestite “in purezza” ma sempre ibridate tra loro.
Un ulteriore livello di lettura di questo lavoro di personalizzazione passa attraverso la tecnica di esecuzione: il riffing di matrice classic metal viene sovente eseguito, e quindi rinnovato, con un mute-picking di stampo Death. Infine il gusto per le stratificazioni e la gestione concettualmente sinfonica delle parti strumentali rimanda alla ricchezza espressiva che nel metal classico fu propria dei Queensryche.

Si comincia con “Adamstown” che presenta un riffing che coniuga pattern ritmici tipici del death tecnico (Necrophagist) con un gusto vagamente neoclassico (Kalmah). Si fa notare in particolare la stratificazione delle chitarre ritmiche che creano un senso di ostinato attraverso l’uso di licks arpeggiati, rafforzati dall’utilizzo di sinth.
Nella successiva “Sunken Codes” troviamo un incipit dal sapore pagan folk affidato alla chitarra in clean che innesca un gioco di botta/risposta con la ritmica distorta in terzinato che, anche per via dei fills di batteria in chiusura di battuta, rimandano agli Iron Maiden. Nonostante il riffing sia caratterizzato da un’esecuzione di stampo technical death, in particolare nella costruzione di un pattern giocati sul contrappunto tra palm muting e licks melodici, si impongono le radici classic heavy nella costruzione armonica, anche quando il riffing si sposta sulla tecnica del tremolo picking virando su atmosfere pagan black. Sezione ritmica e chitarre costruiscono una tensione continua su incalzanti terzinati da cui le chitarre fanno emergere sovraritmiche con la tecnica del “falso tapping” (“Somewhere In Time”) e intrecci di armonizzazioni.
In “Opal Light” gli Hexabrot coniugano felicemente un tremolo picking viking/pagan con una delicata melodia pianistica, a introdurre una ballad sostenuta da un basso pulsante e un cantato virile che lascia il passo nel ritornello alla voce femminile. La traccia vive della costruzione di chiaroscuri e contrasti, mantenendo come perno costante il pre-chorus in voce clean e il chorus con cantato femminile, mentre si costruisce un moderato irrobustimento delle ritmiche nelle sezioni di risposta, sia in termini di intensità del riffing distorto che di asprezza vocale: la voce maschile vira su uno yell minaccioso e il riff in tremolo picking viene doppiato da un alternate picking più grave.

Tornano le solide influenze maideniane a declinare in twin guitar il tema melodico portante che attraversa i vari cambi di atmosfera.
“Lullaby Of The Descent” nell’incipit tributa “Rain” dei Cult, per svilupparsi in un riffing che parte dai Maiden per arrivare ai Coroner, di cui si mutuano anche metrica ed asprezza vocale. Nel chorus si impongono clean vocals che rammentano gli Opeth, sostenute da un ostinato di sinth che rammenta il progressive italiano (Goblin). Tema raccolto e doppiato dalle chitarre offrendo spazio ad un growl misurato e minaccioso. Esposta la struttura (intro-verse-chorus) si riprendono che estrema efficacia verse e chorus per approdare ad una sezione rarefatta in cui campeggia un tema pianistico ed un delicato arpeggio di chitarra clean che prelude ad un crescendo finale che dapprima propone un dialogo tra twin guitars di estrazione maiden con un sinth dal sapore progressive settantiano e poi ne propone una fusione che può ricordare certe orchestrazioni degli Emperor, pur mantenendo una solida impronta progressive.

Il riff iniziale di “Eita”, commentato da uno scream acido dalle metriche misurate, sembra coniugare il piglio dei Judas Priest con gli intricati virtuosismi ritmici di Mustaine e il gusto per la fuga in avanti di Schuldiner. I sinth sono introdotti con efficacia sia per dare respiro e ambiente alle ritmiche serrate e sincopate, sia come lick solistici che agiscono come texture in ostinato. Espediente compositivo che diventa travolgente effetto di sospensione quando associato alle ritmiche in palm muting e al drumming che porta il rullante in chiusura di battuta. Il lavoro delle chitarre, con il suo continuo spostamento degli accenti viene esaltato tanto dalla presenza di questi ostinati che dall’ottimo della sezione ritmica, conferendo un senso di continua tensione e progressione.

Un’ottima prima prova per gli Hexabrot che, forti anche di una produzione limpida e precisa che mette in luce ogni comparto valorizzandone la costruzione d’insieme, riescono a definire con chiarezza una propria identità artistica. Una proposta che affonda solidamente le proprie radici nella tradizione senza cadere nel tranello della mimesi (se non peggio del revival), ed evita accuratamente l’omologazione ai trend del momento (momento che sta durando più del sopportabile).
Una proposta che può trovare estimatori sia nella “vecchia guardia” che nei nuovi adepti del metal e, soprattutto, una proposta che trova il proprio punto di forza nella ricchezza dei dettagli senza perdere di immediatezza e leggibilità.

 

Samaang Ruinees

 

Tracklist:

  1. Adamstown
  2. Sunken Codes
  3. Opal Light
  4. Lullaby Of The Descent
  5. Eita
  • Anno:2025
  • Etichetta: Ænima Recordings
  • Genere: Melodic Death Metal

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Autore

  • classe 1970, dopo aver fatto studi musicali classici scopro a 15 anni il metal. a 17 anni il mio primo progetto (incubo - thrashgrind), poi evolutosi in thrash tecnico con gli insania (1989-1997) e infine in death-thrash con insania.11 (2008-attivo).
    prediligo negli ascolti death e black ma ho avuto trascorsi felici con la dark wave e l'industrial.
    appassionato di film e narrativa horror, ho all'attivo un romanzo pubblicato e la partecipazione con dei racconti ad un paio di antologie.

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