L’affascinante progetto Feruch, che prende il nome dagli omonimi monti selvaggi delle alpi bellunesi, si autoproclama esponente di punta del “Dolomitic Black Metal”, una sorta di movimento spontaneo, attento al retaggio delle antiche popolazioni locali.
Ciò che più ho apprezzato di questo debutto è la scelta di cantare in italiano, così come la sensibilità del titolare del gruppo, Fulgur Summa, di circondarsi di veri musicisti, dando la dignità di “band” ai Feruch.
Cosa differenzia lo stile dolomitico rispetto al Black Metal che conosciamo? Beh, a dire la verità… poco e nulla! Infatti, superato l’entusiasmo dei primi minuti di ascolto, resi piacevoli da una produzione nitida ma molto naturale, ci troviamo di fronte a una collezione di brani piuttosto ordinari, all’interno del panorama di riferimento, lasciandoci sì soddisfatti, ma decisamente non folgorati.
La title track è posta in apertura ed è decisamente una delle canzoni migliori, grazie ai cambi di atmosfera e ai riff dal carattere deciso. “Sotto il segno del fulmine” colpisce per la sua struttura a metrica dispari che alterna battute da sette e da otto, nel suo andamento cadenzato e minaccioso. Quasi otto minuti Black Metal nitido e rustico costituiscono “Celebrazione Funerea”, in cui già iniziamo ad avvertire quella sensazione di ripetitività, omogeneità e derivazione che ci lasciano un pochino delusi, rispetto alla partenza dell’album. Gli arrangiamenti di batteria sono davvero a minimo sforzo (non fisico, s’intende!) e tutte le progressioni armoniche confermano gli stilemi del genere in tutto e per tutto, cullandoci in un’atmosfera che viene confermata per tutto il disco. Un piccolo brano ambient, con scricchiolii e brevi corde pizzicate (quelle sulla paletta della chitarra?), fa da perno verso il “lato B” ed è reso più suggestivo dal titolo “Evocazione della Dama Bruna”.
Le grida del ritornello di “Stria” rendono riconoscibile il pezzo, altrimenti cantato e interpretato alla stregua di tutti gli altri. Cioè piuttosto bene! Infatti non c’è nulla di sbagliato o fuori posto, in questo disco, se non il fatto che sembra uscito con trent’anni di ritardo, per poter essere considerato di una certa rilevanza storica.
Non so, forse sono solo io che mi aspettavo da un progetto così sentito qualcosa di più viscerale, più urgente e… più originale!
Mi hanno appagato le urla sul riffone epico di “Rituale Aureo”, con l’incedere battagliero e solenne, così come sono stato attratto sia dai titoli delle composizioni, sia dall’immagine di copertina. Ma poi? Per quanto lo scream in italiano sia più interessante da seguire rispetto al classico berciare incomprensibile, anche “Il Raccolto Di Novembre” si pianta su soluzioni melodiche già percorse, che danno un piacere troppo effimero per rimanerci scolpite nelle orecchie.
Si erge densa come magma l’”Alba Nera Perpetua” che chiude il disco, in quello che dovrebbe essere un climax apocalittico e coinvolgente (e, in parte, lo è). Interessante il passaggio centrale di solo basso che carica il gran finale: un’invocazione che accelera in una fuga blast beat che conclude sfumando…
Là sui monti coi Feruch, qualcosa di bello e terribile ci deve essere sicuramente, ma con questo primo assaggio ci è rimasto solo tanto appetito: mi aspetto presto delle specialità dal gusto ancor più deciso e caratteristico! Osate.
Marcello M
Tracklist:
- Ferùch
- Sotto Il Segno Del Fulmine
- Celebrazione Funerea
- Evocazione Della Dama Bruna
- Stria
- Rituale Aureo
- Il Raccolto Di Novembre
- Alba Nera Perpetua
- Anno: 2025
- Etichetta: Masked Dead Records/Sulphur Music
- Genere: Dolomitic Black Metal
Link:
