Con tutta probabilità, se non avessi tardato una settimana per scrivere questa recensione, quella che state leggendo sarebbe una stroncatura. Il primo ascolto di questo “Tristesse” mi aveva infatti dato l’impressione di un monocromo malloppone un po’ lagnosetto, in cui una indubbia capacità strumentale, tecnica e vocale arrancavano spalmandosi su canovacci logori, in un susseguirsi di atmosfere cupe, ritmi cadenzati e melodie prive di scossoni. Aggiungiamo il fatto che si tratti di un concept sulla vita di Van Gogh, ed ecco che gli ingredienti per il disastro sono tutti sul tavolo.
Poi ho visto il video di “The Other Side Of Heaven”, la traccia che chiude il disco, e all’improvviso la musica dei romani For My Demons mi è apparsa decisamente più interessante, profonda, sfaccettata e intensa. E mi chiedo in quante altre occasioni una sessione di ascolti effettuata “nel momento sbagliato” possa aver dato origine a valutazioni sommarie, a drastiche chiusure nei confronti di materiale magari non esplosivo, ma comunque vitale, interessante.
L’approccio al Metal della band, capitanata dall’ex Neverdream Gabriele Palmieri alla voce, è morbidamente indulgente sul versante darkeggiante e quasi gothic, con melodie languide di estrazione neoprog, senza scatti violenti o accelerazioni esagerate. Si rimane nell’atmosfera raccolta e introspettiva adatta ad esplorare tormenti, inquietudini e dicotomie della mente dell’artista dai capelli rossi più famoso d’Olanda, percorrendone le tappe rese oramai macchiettisticamente famose dalla cultura pop.
Un leggero loop elettronico introduce “Shades Of Past” dando subito coordinate contemporanee alle sonorità dell’album, con un riff insistito e rimbalzante, una strofa tra Tool e Pain Of Salvation e un ritornello che si dipana sommesso e gentile, quasi avesse paura di dare fastidio con una melodia troppo invadente. Il tutto ha un buon sapore anni duemila e, per quanto ben fatto, non ci scuote particolarmente, lasciando risonare per simpatia corde già pizzicate da altri.
Ancora loop ad accompagnare un piccolo riff di piano per “Paint My Dreams”, brano maggiormente dinamico che lascia comunque alla voce ampio spazio per le lente e larghe pennellate vocali di Gabriele che questa volta riescono a trovare colori più vivaci in occasione del ritornello, seguito da uno scoppiettante e luminoso assolo di chitarra.
Un musicista che ho apprezzato moltissimo su questo disco è il bassista Andrea Terzulli, che caratterizza molti dei passaggi più rarefatti del disco con incursioni appariscenti ma garbate, sempre ben gradite. Un ottimo esempio di ciò lo abbiamo su “Sadness Will Last Forever”, brano dal ritornello epico (che mi ha quasi – ma quasi! – ricordato i Crimson Glory di “Transcendence”) e dalle numerose insenature intimistiche.
Si prosegue con “Wonderful”, composizione che conferma i minutaggi dilatati del disco (una media di sei minuti) e l’utilizzo di percussioni elettroniche ad integrare la batteria, ma che propone anche il passaggio melodico ed emotivo più toccante dell’album in un minimale pre-ritornello di grande efficacia, incastonato in una concrezione rocciosa scura e di forma irregolare.
Riffoni alla Nevermore su “Guilty”, in cui le soluzioni melodiche iniziano veramente a ripetersi, rendendo l’impresa di entusiasmarsi davanti agli stessi passaggi sempre più ardua.
“9 Weeks”, un brano intenso in cui rivediamo comparire tutti gli elementi precedentemente apprezzati, allude al periodo di tempo che il nostro tormentato pittore passò in compagnia del collega Gauguin, fino ad una drammatica inevitabile rottura che porterà all’evento più celebremente pulp della vita di Van Gogh (sì, la gag dell’orecchio…).
Il brano successivo non è monofonico. Peccato.
Sciocchezze a parte, la conclusione è affidata al brano citato in apertura, una lunga e densa power ballad tenebrosa e sofferta, sospesa, angosciosa, appassionata, come una vecchia dama in lutto eccellentemente drappeggiata, pettinata e ingioiellata. Che di sicuro ispira rispetto e ammirazione, ma con la quale difficilmente desidereremmo trascorrere le nostre serate…
“Tristesse”, come dichiarato dal titolo stesso, non è un disco da tutti i gironi, ma se vi sentite nel mood, fare una full immersion nelle disgrazie di qualcun altro sarà un vero piacere, accompagnati da una colonna sonora forse un po’ monotona, ma raffinata, intensa e suggestiva.
Marcello M
Tracklist:
- Shades Of Past
- Paint My Dreams
- Sadness Will Last Forever
- Wonderful
- Guilty
- 9 Weeks
- The Other Side Of Heaven
- Anno: 2026
- Etichetta: Autoprodotto
- Genere: dark progressive Metal
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