Nati nel 2016 da un’idea di due musicisti toscani con le idee chiare, Asmort e Synuogoth, che decidono fin da subito di andarci giù pesante con cover di Behemoth, Dark Funeral e Cradle of Filth. Ispirati dal black metal del periodo d’oro, i due, rispettivamente voce e chitarra, creano questa bella realtà tutta italiana, ovvero i Sinister Ghost.
Ma veniamo a questo EP “Reo Tempo”, terza fatica dei toscani, affiancati da Aelodh alla chitarra ritmica e da Astaroth in qualità di session drummer, è composto da 5 pezzi ed uscito nel 2025; per descriverlo con la parole della band, “affronta vari aspetti della decadenza contemporanea”.
Si parte con una traccia-intro molto ambient e d’impatto, quasi a presagire qualcosa di buono che deve arrivare: la quiete prima della tempesta.
Aspettative non deluse con l’arrivo di “Kill the Fetus”: subito emergono le loro origini, ovvero le cover degli esordi dei Behemoth, con alternanze melodiche alla Cradle of Filth. Per quanto mi riguarda è un binomio d’effetto, amando questi due gruppi.
Scendendo nel tecnico (non per fare il purista del black metal) mi è parso che la batteria nei primi secondi sia più vicina a sonorità tipiche del death metal, per poi, nel giro di qualche riff, tornare su quello che i Sinister Ghost vogliono proporre: un black metal diretto ma capace di concedersi diverse contaminazioni. .
In “Odium Est Via Nostra” si conferma il sentore che avevo avuto ascoltando i primi pezzi: una buona produzione che riesce a far risaltare le tematiche trattate. Non manca la nota folkloristica del cantato in latino, un misto tra malinconico ed epico. Interessanti anche gli assoli, seguiti subito dopo da una ripresa in puro stile black metal, con una voce tagliente e precisa.
Un’introduzione con pianoforte ci porta a “Oscar, That Was My Name”, in cui troviamo una voce leggermente più orientata verso il growl, alternata a cori. Degno di nota, verso la metà del brano, il “recitativo”, ovvero il personaggio che parla seguendo il ritmo dell’accompagnamento strumentale. Una soluzione molto comune nei musical più teatrali e nelle opere musicali, ma qua siamo dinanzi a un black metal da “opera”, con una narrazione complessa ed efficace.
Un crescendo di emozioni che svariano dal momento di relax a un coinvolgimento più intenso. Si capisce che, se questo genere si porta a certi livelli, diventa complicato descrivere con una sola emozione quello che il brano lascia dentro di noi.
I Sinister Ghost mi hanno confuso e stupito in positivo. Non mi resta altro che ascoltare l’ultimo brano, “Op.1”, il quale non è altro che una filastrocca che, con ambientazioni alla Tim Burton, ci lascia in sospeso e con l’attesa di un loro prossimo lavoro.
Non li conoscevo prima e, purtroppo, la mia passione per il panorama norvegese mi stava per far perdere questo EP di casa nostra e di qualità. Inutile dire che sono stati una piacevole scoperta assolutamente da approfondire.
In quasi tutti i pezzi, ma soprattutto in “Odium Est Via Nostra”, mi hanno fatto tornare in mente un gruppo da me molto amato, gli olandesi Phlebotomized (piccolo angolo nostalgico) anche se qua si parla di grindcore.
Per quanto riguarda la copertina, l’artwork di Simone Faggian, raffigura in primo piano la Morte, subito dietro, alla sua destra John Wayne Gacy, nel suo travestimento da clown Pogo, il tristemente noto serial killer, proseguendo nella “foto di famiglia” troviamo anche Nosferatu, (menzionato più volte nel disco), i tre membri della band, ritratti sullo sfondo davanti al cancello e diversi personaggi dell’immaginario gotico horror storico fantastico, nel pieno rispetto del concept del disco.
Stay tuned
Roberto Avenoso
Tracklist
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Who Is God Now?
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Kill That Festus: The Anti-Life Manifesto
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Odium Est Via Nostra
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Oscar, That Was My Name
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Op.1
- Anno : 2025
- Etichetta: Autoprodotto
- Genere: symphonic black metal
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