Contattaci

Per segnalare concerti o richiederci una recensione delle vostre band, scriveteci compilando il modulo in  questa pagina

Accesso utente

Chi è on-line

Ci sono attualmente 0 utenti e 1 visitatore collegati.

Ultime Recensioni

  • Copertina
    IBRIDOMA
    City Of Ruins
  • Copertina
    SIXTY MILES AHEAD
    Insanity
  • Copertina
    ECHO ATOM
    Redemption
  • Copertina
    HEAVY GENERATION
    The Spirit Lives On
  • Copertina
    EPHYRA
    The Day of Return
  • Copertina
    SILVER P
    Silver P
Copertina
IBRIDOMA
City Of Ruins
Copertina
SIXTY MILES AHEAD
Insanity
Copertina
ECHO ATOM
Redemption
Copertina
HEAVY GENERATION
The Spirit Lives On
Copertina
EPHYRA
The Day of Return
Copertina
SILVER P
Silver P

Articolo

Avviso Importante: nuova politica redazionale

Rendiamo pubblico che a partire da adesso non verranno più recensiti cd di gruppi/etichette che non alleghino un unico presskit composto da biografia, copertina, brani e tutte le informazioni necessarie, come altresì non si fanno recensioni in streaming. Causa anche flusso imponente di materiale in arrivo non sarà più assicurata la recensione, ma solo a discrezione della redazione, questo fino a che non avremo ristrutturato il nostro organico. Rimane invariato il precedente comunicato qui sotto redatto:

Da settembre cambia un po' la politica editoriale di Italia di Metallo, questo è dovuto a vari fattori:

  1. la mancanza di redattori competenti per i generi che poi elencheremo

Rocker del Mese

Lika

Ottobre 2018

Fotografia
Recensione

City Of Ruins

IBRIDOMA - City Of Ruins

(2018 - Punishment 18 Records)

voto:

Nonostante un nome capace di stroncare una carriera, gli Ibridoma arrivano all’invidiabile traguardo del quinto album! Riconducibile alla storica scena marchigiana, il loro Heavy Metal muscolare sembra cercare con il nuovo “City Of Ruins” una via verso l’accessibilità, con ritmiche semplici, linee di chitarra nitide, che sembrano disegnate con il pennarello grosso, e ritornelli accattivanti. L’operazione funziona? In buona parte sì.

Recensione

Insanity

SIXTY MILES AHEAD - Insanity

(2016 - Eclipse Records)

voto:

Sixty Miles Ahead sono una band di Milano, attiva dal 2010. L’intensa attività live li porta ad essere uno dei principali hard rock act del Nord Italia. Dopo la pubblicazione dell’ EP 'Blank Slate' (2011), e l’album 'Millions of Burning Flames'(Antstreet Records, 2012), giungono alla terza fatica discografica dal titolo 'Insanity '(Eclipse Records, 2016), evoluzione naturale di quanto precedentemente detto nei primi due. 

Recensione

Redemption

ECHO ATOM - Redemption

(2018 - Seahorse Recordings/Audioglobe)

voto:

Poco da dire, gli Echo Atom sono un trio (chitarra, basso e batteria) nato in provincia di Roma nel luglio 2016 dedito a un post rock strumentale che poco ha che vedere con la nostra webzine se non fosse per qualche influenza progressive.

Questo esordio uscito il marzo scorso per la Seahorse Recordings si compone di cinque tracks, trattasi quindi di un ep che mette in risalto le doti dei tre musicisti e che potrebbe anche ambire a qualcosa di importante data l'ottima produzione (curata dalla band) e l'impatto emozionale che ne scaturisce traccia per traccia.

Recensione

The Spirit Lives On

HEAVY GENERATION - The Spirit Lives On

(2018 - Sliptrick Records)

voto:

A tua difesa fino in fondo, a fronte alta fino alla morte senza paura. In alto i calici, sgombrate il banchetto, sellate i cavalli, brandite le spade ed urlando fino a farvi scoppiare le vene, salutate e onorate i paladini fieri e sinceri del metallo e prostatevi ai loro piedi.

I sostenitori dell'ancien regime metallico troveranno in questi Heavy Generation degni promulgatori delle possenti atmosfere di Joey DeMaio ed associati.

Recensione

The Day of Return

EPHYRA - The Day of Return

(2018 - Volcano Records )

voto:

Continua il percorso musicale e artistico dei comaschi Ephyra, che tornano sulle nostre pagine virtuali a tre anni dall’uscita di Along The Path.

Recensione

Silver P

SILVER P - Silver P

(2018 - Red Cat Records)

voto:

Un intro di tastiere oscure apre il lavoro di Silver P, epiche come un film carico di suspense, preludio alla rockeggiante 'Fields of War'.

Le carte vengono subito scoperte, rock metal d'annata, melodico e mai troppo banale, ben suonato con una bella produzione limpida e corredata da una grandiosa voce degna di tanti interpreti internazionali a cui non ha nulla da invidiare.

L'incedere con dei bei riff granitici e al tempo stesso melodici lo rende godibile anche per chi non ascolta o è appassionato del genere. Bellissimi gli assoli, curati sia nella parte armonica che tecnica, ispirati e composti anche con tanto cuore.

Recensione

Get Lost

WANDERING VAGRANT - Get Lost

(2018 - Autoprodotto )

voto:

I Wandering Vagrant si presentano come un quintetto musicale ben navigato: “Un astro nascente della scena Progressive Rock italiana”, con un forte bagaglio musicale sia tecnico che compositivo. Il loro ultimo lavoro è 'Get Lost'. Nel brief giunto in redazione, il progetto viene presentato come molto ambizioso e ragionato: composto nell’arco di due anni, registrato a fine 2016 e uscito a fine Aprile 2018. Viste le tempistiche, le nostre aspettative sono quelle di un lavoro impeccabile ma quantomeno elaborato e ben prodotto.

'Human Being as Me'

Si apre con un intro all’unisono tra voce maschile e femminile che ricorda molto gli irraggiungibili Tool. L’esecuzione non è proprio impeccabile a causa delle leggere stonature sulle parti basse, cantare all’unisono è una delle cose più difficili per i cantanti. Il riff di chitarra è molto compresso, e a volte coperto dalle frequenze dei bassi, riducendo l’impatto sonoro. Il pezzo strumentalmente scorre, ma la parte vocale soffre a causa della scarsa fantasia e interpretazione, che non aiutano mai il pezzo a decollare. Il problema risulta lampante intorno a metà canzone, dal minuto 3 in poi. 

'The Hourglass'

Già dalla durata di ben 9 minuti e 20 secondi, ci rendiamo conto che questo è un brano ambizioso. La parte iniziale è scorrevole e ben eseguita, il solo è ragionato e riprende bene le tematiche musicali che si susseguono, tuttavia l’esecuzione non è impeccabile. Si susseguono gli altri strumenti in un bel connubio tra batteria, basso e tastiera. Siamo preparati a un pezzo elaborato e deciso, ma al minuto 4 c’è uno stacco in pulito sulla chitarra che improvvisamente spezza le dinamiche della canzone, catapultandoci su un brano totalmente differente. Intorno al minuto 5.40 abbiamo l’entrata della voce, che oltre a essere poco creativa risulta anche fuori tono in più di una circostanza. I rafforzativi della voce femminile accentuano il problema. Il pezzo da qui in poi, risulta poco elaborato e abbastanza noioso, non certo quello che ci aspettavamo. Al minuto 8.20 abbiamo la chiusura di netto con una particina di piano e tastiere che durano oltre un minuto… erano davvero necessari più di 9 minuti per questa canzone?

'Struggle'

Parte più diretta e incisiva, ricordando più lo stile proposto all’inizio del disco. Il pezzo è in 4/4 mentre la metrica vocale, sembra voler aspirare a qualcosa di più. Il chorus è orecchiabile, ha una bella melodia e soprattutto è in tono sia nelle partiture soliste che i quelle all’unisono; un po’ più di dinamica non avrebbe guastato. Anche qui la scelta stilistica per la chiusura è opinabile.

'Forgotten'

Cambia direzione, inizia con un arpeggio, poi ci propone nuovamente il connubio vocale di Alessandro e Francesca. Quest’ultima trova un po’ più spazio che poi non si risentirà più durante l’arco del disco. La progressione del pezzo risulta più interessante ma mai eclatante. Il basso ha un suono particolarmente deciso, ma le partiture sono un po’ altalenanti non legando appieno col la struttura del pezzo.

'Get Los Part 1 (Fade Away)':

L’intro è molto bello sia per il suono che per il motivo musicale, ripreso in seguito dalla chitarra distorta. Il brano risulta l’apice dell’album, ha un sound integro e particolare, che definisce finalmente la band. Questa infatti non punta a elevare i livelli di tecnicismo ma pensa alla struttura compositiva del pezzo, scelta azzeccata. Quello che non capisco anche qui, è la chiusura che in linea con tutto l’album risulta molto brusca.

'Get Lost Part2 (The Hunger):'

si sposta più verso un prog moderno, in stile più Dream Theater. Suona abbastanza bene, sembra quasi sia stato registrato a parte. L’ascolto è molto facile, nonostante il pezzo sia variegato con una la durata giustamente dosata in 4 minuti. Quello che non sono riuscito a cogliere, è la connessione tra 'Get Lost parte 1 e 2', in quanto sembrano due pezzi totalmente distinti.

'Home':

Brano conclusivo di circa 6 minuti e mezzo, con un altro bell’intro, le sue sonorità sono molto atipiche rispetto al resto dell’album, e personalmente mi ricordano Deus EX: Human Revolution. Il brano scorre, sia dal punto di vista strutturale che sonoro, anche la produzione sembra diversa. Il pezzo è praticamente strumentale, escludendo una parte di parlato, che sembra estratta da un film. I suoni della chitarra pulita sono grintosi e dinamici, studiati e ben eseguiti, ricordano a tratti i Pink Floyd e I Porcupine T. minuto 5.08 per l’esattezza.

Conclusione: 'Get Lost' è un disco altalenante, appare come un lavoro frettoloso e non adeguatamente elaborato: propone momenti di razionalità compositiva alternati da una totale assenza di creatività e ingegno, suoni eccessivamente cupi e poco amalgamati ad altri ariosi e tondeggianti, testi profondi e riflessivi e altre volte banali e poco interpretati. Decisamente non quello che ci aspettavamo dalle premesse, visti i tempi compositivi che probabilmente hanno giocato a sfavore. La band ha delle buone basi, ma questo album è da considerare come un punto di partenza, soprattutto, se ci si vuole proporre come un astro nascente della scena progressive rock italiana, c’è ancora molto da lavorare.

 

Formazione attuale: Alessandro Rizzuto, Vocals, Guitars

Christian Bastianoni, Guitars, Backing vocals

Francesca Trampolini, Keyboards, Backing vocals

Andrea Paolessi, Basso

Niccolò Franchi, Batteria

Formazione Get Lost (2016):

Alessandro Rizzuto, Vocals, Guitars

Christian Bastianoni, Guitars, Backing vocals

Francesca Trampolini, Keyboards, Backing vocals

Michele Carlini, Basso

Marco Severi, Batteria

 

Paolo Prosil

Recensione

Overnight

AURELIO FOLLIERI - Overnight

(2017 - RED CAT RECORDS Inst Fringe)

voto:

Nell’ambito dei generi come rock, prog, metal, fusion, jazz etc. la figura del chitarrista è sempre stata fortemente antipatica a chi scrive. A partire dalla fine degli anni ‘70, ciò che ha sempre penalizzato la categoria è stata l’esplosione sulla scena, poi divenuta una moda, di maestri della sei corde, pronti a scendere in campo a suon di milioni di note al secondo. Ahimè, quante volte ci siamo ritrovati tra le mani prodotti di esecutori capaci di sorprendere per via di creazioni al limite del funambolico ma che, a tirare le somme, non ci donavano nulla di concreto.

Counter

  • Site Counter: 1,835,912
  • Visitatori Unici: 115,804
  • Published Nodes: 5,782
  • Since: 2009-11-16 15:08:49

Seguici anche...

facebookMySpaceRSS Feed